Rapporto terapeutico con il cavallo

E’ una terapia dolce ed un’esperienza sicuramente piacevole, che diviene anche un importante incentivo alla comunicazione ed un incredibile stimolo affettivo.

Una terapia con il cavallo.

Purtroppo, troppo spesso, l’essere umano è portato a
giudicare gli altri a seconda del loro aspetto fisico, della loro
potenzialità produttiva, del loro quoziente
intellettivo.
Non così gli animali, incapaci di giudicarci e per questo
disposti ad accettarci e ad amarci per come siamo.

E’ fondamentale il tipo di rapporto che siamo in grado di
instaurare con gli animali e la capacità, oltre che la
necessità, che abbiamo di relazionarci con loro.
Il loro modo di donare li rende ottimi compagni ed amici durante il
corso di una vita.

Da questo presupposto, nel corso degli anni, hanno avuto molto
successo alcune terapie dell’uomo, come la riabilitazione equestre,
che consiste in un “complesso di tecniche rieducative che mirano ad
ottenere il superamento di un danno sensoriale, motorio, cognitivo
e comportamentale attraverso l’uso del cavallo come strumento
terapeutico”.
L’animale si trasforma,quindi, in un mezzo terapeutico e, non
essendo uno strumento meccanico, ma un essere vivente, riesce a
sviluppare una relazione, che diviene per il paziente una spinta
motivazionale che, crea a sua volta, una sollecitazione dettata
dall’emozione causata da una realtà, in cui si acquisisce
controllo e fiducia di sé.

Il contatto corporeo con l’animale unito all’aspetto ludico, che
questo può assumere, disgrega quell’isolamento in cui si
trovano molti bimbi disabili, che hanno difficoltà di
comunicazione e scarse possibilità di interazioni
sociali.

Uno degli aspetti fondamentali di questo tipo di terapia consiste
nella quantità di stimolazioni che il cavallo assicura al
suo cavaliere.
E’ stato osservato che ben sei sono i diversi stimoli sensoriali
che un paziente può provare simultaneamente durante una
cavalcata, e sono:
stimoli acustici, visivi, tattili, olfattivi, propriocettivi e
vestibolari ( per quanto riguarda l’equilibrio).

Riconosciuta come terapia dalla scienza medica ufficiale solo dopo
la Grande Guerra, la riabilitazione equestre è stata ora
diffusa in ventisei Paesi, ma già nel 1875 un medico
parigino tal Chessigne la prescrisse come trattamento per la
paraplegia e l’emiplegia.
A seguito poi di un simposio medico, che ha avuto luogo in Italia
nel 1991, sono stati differenziati i principali settori di utilizzo
del cavallo in campo terapeutico: settore medico, riabilitativo e
sportivo.

Daniela Bellon
Vice-presidente dell’Associazione Gaia

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