”Ri-abitare la terra”

La grande affluenza al convegno “Ri-abitare la terra” tenutosi nella provincia di Pavia lancia segnali incoraggianti sulla accresciuta sensibilità ambientale.

Travacò Siccomario, 3.626 abitanti, terra incuneata là
dove il Ticino si getta nel Pò e che le frequenti piene di
una volta sono valse il soprannome di “sicut maris” (come il
mare), da cui il nome attuale. Un piccolo comune, in provincia di
Pavia, che ha intrapreso una nuova direzione di sviluppo
riconoscendo l’importanza di privilegiare, proteggere e difendere
l’ambiente e il territorio.
La consapevolezza della necessità di un nuovo impegno, di
una nuova mentalità e di una nuova etica nell’intervento sul
territorio si sta espandendo e sta trovando terreno fertile
soprattutto nei piccoli comuni della realtà italiana,
custodi di un paesaggio frutto della storia, di una lunga
interazione con l’attività dell’uomo.

La riprova di questa nuova esigenza, di questo desiderio di un
rapporto di continuità creativa con il passato, è
stato il convegno di “Ri-abitare la terra” tenutosi con notevole
affluenza proprio qui in questa terra tra due fiumi, sabato 13
marzo. Rappresentati delle istituzioni – Comune, Regione,
Università di Pavia, Parco del Ticino, Ministero
dell’agricoltura – e di numerosi enti e associazioni di zona, si
sono incontrati e hanno esposto quattro progetti di
riqualificazione etica e ambientale del territorio:

  • la valorizzazione del bacino del Gravellone vecchio, un corso
    d’acqua minore, in cui verrà creata un’area di
    fitodepurazione;
  • la creazione di una “Foresta del Siccomario”, intervento di
    iniziativa privata, per ricreare l’ambiente naturale autoctono,
    ripristinando anche una rete di sentieri e rendendo fruibile per il
    tempo libero l’area dismessa dell’imbarcadero sul Ticino;
  • il “progetto Oikos” che prevede la tutela della
    biodiversità nonché la realizzazione di un percorso
    naturalistico e di un laboratorio didattico-sperimentale nel campo
    dell’agricoltura biologica, in collaborazione con il centro
    culturale Maha Deva;
  • e il recupero urbanistico del centro storico di Travacò,
    per ricreare un naturale punto di aggregazione – una piazza –
    all’interno di una comunità rurale che aveva subito il
    processo di modernizzazione a scapito della qualità della
    vita dei suoi stessi abitanti.

Con patrocini e collaborazioni tra privati, enti e istituzioni
vengono attuati progetti che non separano la comunità degli
uomini dall’ambiente naturale, che si propongono di
“rinaturalizzare il sistema rurale”, non più creando riserve
integrali, ma incentivando, direttamente e indirettamente, un nuovo
tipo di agricoltura.
All’ecosistema rurale, viene finalmente riconosciuta un’importante
funzione naturalistica ed estetica, e l’imprenditore agricolo viene
coinvolto come protagonista e non più “vittima” dei
cambiamenti, attraverso l’incentivo a nuovi tipi di colture,ad
altri metodi produttivi e all’utilizzo di fonti energetiche
alternative.

“L’agricoltura come fondamento per un nuovo umanesimo” afferma a
conclusione dei lavori il prof. Luciano Valle, direttore del Centro
di Etica Ambientale della Regione Lombardia, che ha presieduto il
convegno orchestrando il mosaico dei numerosi interventi. Il quadro
che ne è emerso ha lasciato un’immagine propositiva e
ottimistica, coronata dall’avvio pratico di iniziative volte a una
maggior integrazione tra uomo e ambiente, tra passato e futuro.

Marcella Danon

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