Balene, le cacciano per fare ricerca

Nonostante una moratoria internazionale sancita dalla International Whaling Commission (Iwc), Giappone, Norvegia e Islanda cacciano le balene per scopi commerciali, spacciandola come “ricerca scientifica”.

Nonostante una moratoria internazionale sancita dalla International
Whaling Commission (Iwc), entrata in vigore nel 1986 a fronte
dell’evidente impossibilità di cacciare le balene senza
provocare una diminuzione della loro numerosità fino a
comprometterne intere popolazioni, e il dissenso internazionale,
Giappone, Norvegia e Islanda cacciano le balene per scopi
commerciali, spacciandola come “ricerca scientifica”, nonostante
l’organismo per cui la ‘ricerca’ viene condotta, cioè l’Iwc,
non abbia necessità dei dati e abbia chiesto che il
programma venga concluso.

Con l’affermazione che le balene impoveriscono gli stock ittici
mangiando tantissimo pesce, le nazioni baleniere: Giappone,
Norvegia e Islanda continuano a premere per l’anamento della
moratoria per il ripristino della caccia su larga scala. Lo stesso
tipo di caccia, commerciale, che nel secolo scorso ha portato le
balene sull’orlo dell’estinzione.

La causa reale del declino del pescato va cercata nel
sovrasfruttamento della pesca, non nella fame delle balene, molte
delle quali sono oramai specie a rischio di estinzione.

Ed è a rischio non solo il futuro delle balene, ma quello
dell’ecosistema marino in generale.

A settembre del 2003 il tour in Islanda della nave di Greenpeace,
la “Rainbow Warrior”, ha dimostrato al governo dell’isola il
vantaggio economico e ambientale del turismo, il conosciuto “whale
watching”, rispetto alla caccia alle balene. La sola Repubblica
Dominicana, ad esempio, ricava 5,2 milioni di dollari dal turismo
ecologico, un settore che si è fortemente sviluppato grazie
alla creazione del santuario (riserva naturale) delle megattere
(Silver Bank Humpback Whale Marine Sanctuary).

Tomaso
Scotti

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