Ricerche di medicina complementare in Lombardia

Recenti dati dell’OMS del 2003 indicano che il 15% degli Italiani ricorre alla medicina complementare almeno una volta all’ anno.

Recenti dati dell’OMS del 2003 indicano che oltre il 48% degli
Australiani, il 70% dei Canadesi, il 42% degli Statunitensi, il 38%
dei Belgi, il 75% dei Francesi e il 15% degli Italiani ricorre alla
medicina complementare almeno una volta all’ anno.
L’azione dell’OMS è volta a favorire l’efficacia e la
sicurezza della medicina non complementare, integrando gli aspetti
della ricerca connessi sia alla medicina complementare che a quelli
della medicina scientifica. Ed è in questo contesto che si
inserisce la Regione Lombardia attivando un percorso di valutazione
nel campo della medicina complementare.

Lo strumento metodologico è lo studio osservazionale, al
fine di approfondire le conoscenze relative alla medicina
complementare e nell’intento di fornire criteri di sicurezza ed
efficacia, in grado di tutelare tanto i cittadini che gli operatori
stessi.

Medici esperti hanno presentato studi, molti dei quali realizzati
in strutture sanitarie pubbliche, utilizzando l’agopuntura,
l’omeopatia, la fitoterapia, l’omotossicologia, lo shiatsu,
etc…Era presente anche la dott.ssa Stefania Piloni, ginecologa
omeopatica alla LifeGate Clinica Olistica che ha illustrato uno
studio osservazionale sull’uso della medicina complementare nelle
cistiti ricorrenti.

Siamo solo all’inizio di un percorso che ha bisogno di confronti
più ampi, con altri Paesi più avanti di noi sul tema
delle medicine non convenzionali…Questi illustrati nel convegno
sono comunque i un primi importanti contributi clinici sperimentali
che costituiscono un patrimonio di base su cui innestare ulteriori
iniziative, senza dimenticare comunque che lo scopo della riunione
è stata la presentazione alla Comunità scientifica,
alle Istituzioni e alla classe medica, delle ricerche più
significative svolte nell’ambito di questa iniziativa promossa da
Regione Lombardia, Università degli Studi di Milano,
Università Cattolica di Milano e dal World Health
Organization Collaborating Centre for Traditional Medicine.

Sonia
Tarantola

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