Riflessologia: se, quando e come

L’esperienza finora condotta, traccia alcune linee d’intervento, utili sia agli operatori sia alle persone che vogliano sottoporsi a delle sedute.

Nella mia attività di consulente mi viene spesso chiesto di
indicare se, dove e quando applicare questa tecnica. Vi
illustrerò quella che ritengo la più importante,
ovvero, quella basata sulla distinzione tra pazienti con o senza
patologia in corso.

La riflessologia è controindicata nelle patologie acute, in
caso di febbre oltre i 38° C, flebiti, tromboflebiti, e in
generale in tutte quelle forme, il cui aggravarsi potrebbe essere
un rischio per il paziente.

Negli altri casi, la collaborazione tra medico e riflessologo
sarebbe davvero auspicabile. L’esame del piede, tra l’altro,
permette una valutazione dello stato energetico e della risposta
alla cura.

Le stesse considerazioni vanno fatte per persone in terapia
farmacologica di qualsiasi tipo, a causa della tipica interferenza
esercitata dalla riflessologia plantare su di essa.

In letteratura si trovano casi di patologie molto gravi trattate
con successo, ma invito i lettori ad essere davvero cauti nel dare
loro credito. L’operatore deve essere davvero competente ed avere
esperienza in ambito terapeutico.

Nel caso in cui il paziente sia sano, le precauzioni sono limitate
ai primi mesi di gravidanza, anche se in letteratura risultano casi
in cui è stata utilissima nelle minacce d’aborto.

È importante sapere che, dopo il trattamento, in alcuni casi
possono comparire stanchezza, sonnolenza, dolenzia muscolare,
talora una breve riattivazione di vecchi dolori dimenticati.
Nessuna paura, tutto andrà via e tornerà una
piacevole sensazione di benessere.

Dott. Alberto Cericola
Naturopata, esperto in riflessologia plantare

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