Rimettere le ali all’anima

Le forti esperienze di dolore possono metterci in condizione di comprendere meglio chi ci sta accanto e guarire cos

Di fronte ad un ostacolo emotivo, una ferita psicologica che non
riusciamo a rimarginare, un abbandono, un lutto non rielaborato,
una sofferenza fisica che potrebbe ripresentarsi, abbiamo due
alternative: la rassegnazione disperata o la possibilità di
sviluppare il nostro io.

La rinascita è, ovviamente, possibile solo nel secondo
caso.
La lingua latina, non a caso, tra i diversi significati di
rinascita ce ne offre uno particolarmente suggestivo: “Ricuperare,
riconquistare l’anima”.
Rinasce interiormente solo colui che, di fronte al dolore, riesce,
anche a prezzo di duri sforzi esistenziali, a “rimettere le ali
all’anima”, a ricondurla ad una sorta di seconda vita, a sviluppare
il proprio io, fortificato dalla prova della sofferenza.

Nel loro coinvolgente libro, “Come guarire le ferite della vita”,
Dennis e Matthew Linn ci offrono una serie di vissuti sul campo che
illustrano meglio di ogni argomentazione quanto stiamo dicendo.
Prendiamo, per esempio, il caso di Cecilia, un’insegnante priva di
amici, soggetta ad un radicale e radicato malessere esistenziale:
la morte assai prematura della madre, un padre violento e
alcolizzato, a contrassegnare un’adolescenza infelice, con tutta
una serie di devastanti ripercussioni sulla sua vita adulta.
Cecilia trascorre gran parte della sua esistenza a chiedersi il
perché di tutta questa sofferenza; non riesce a guarire
dalle ferite, dai ricordi terribili della sua adolescenza, non
riesce a perdonare gli altri, ma neppure se stessa per non aver
saputo reagire.
Eppure Cecilia riesce a liberarsi dalla sua depressione, nel
momento in cui tre ammalati, in punto di morte, le chiedono di
rimanergli accanto.

Cecilia -ma tutto questo vale per ogni Cecilia di questo mondo –
guarisce dai ricordi dolorosi, “ricupera la sua anima” e rinasce
nel momento in cui capisce che la sua sofferenza l’ha resa
particolarmente sensibile al dolore degli altri.
Proprio perché molto ha sofferto, molto può dare ai
sofferenti: il suo io ha sviluppato una straordinaria empatia.
Da adesso può diventare fonte inesauribile di altre
rinascite.

Fabio Gabrielli

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