Rio+20. La lista dei buoni e dei cattivi

Si apre ufficialmente il Summit di Rio con la speranza che si compia un miracolo politico. Ecco chi potrebbe fare la differenza e dare una sterzata alla direzione presa dai negoziati terminati in tarda notte. Secondo il WWF serve un “manuale per il pianeta”.

Arriveranno oggi gli ultimi capi di Stato al Summit di
Rio
. Dopo due anni e una nottata di lavori il testo
firmato dai diplomatici presenti sembra sostanzialmente invariato
da quello di 20 anni fa: “Anche se alcune parole deboli sono state
rimosse – spiega Mariagrazia Midulla, responsabile Policy Clima e
Energia del
WWF
– i negoziatori le hanno sostituite con un
linguaggio senza mordente, proponendo giri di parole come
‘impegnarsi alla progressiva realizzazione’ e promesse di
‘riconoscere’ problemi e soluzioni”.

Direttamente da Rio, il punto di vista di
Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del
WWF.

Per il direttore Esecutivo di Greenpeace
International
, Kumi Naidoo, presente al Summit:
“Grazie al cielo, il nostro futuro non verrà deciso in un
Summit di tre giorni a Rio. I governi possono ancora prendere delle
decisioni positive. Possono impegnarsi per porre fine allo
sfruttamento da Far West degli oceani, delle loro acque
internazionali, e lanciare un Accordo sulla Biodiversità
dell’Alto Mare. Possono decidere di fare del Programma Ambientale
delle Nazioni Unite una vera Agenzia dell’ONU. E possono concordare
di porre fine alla farsa dei sussidi, spesso nascosti, che sono
garantiti alle industrie dei combustibili fossili, come petrolio e
carbone”.

Buoni e cattivi

Il Canada è in cima alla lista dei cattivi,
dopo aver presentato un piano nazionale per annullare le proprie
leggi sul cambiamento climatico, intaccare quelle sulla pesca e
indebolire le proprie norme di tutela ambientale. Si rifiuta
inoltre di riconoscere qualunque differenza di
responsabilità tra paesi sviluppati e in via di sviluppo,
bloccando qualunque tipo di nuovo finanziamento.

Spuntano poi i Paesi che basano le loro economie sull’estrazione
del petrolio, in particolare Arabia Saudita,
Venezuela, Equador e
Qatar, che stanno bloccando l’accordo
sull’eliminazione di sussidi perversi ai combustibili ‘sporchi’,
chiesta invece a più voci dalle varie associazioni
ambientaliste e diventata TT
su Twitter
all’inizio della settimana. Si tratta di
750 miliardi di dollari che potrebbero essere destinati alle
popolazioni più povere del pianeta.

Tra i buoni spicca l’Unione Europea, che
può dare l’esempio sulle nuove fonti di finanziamento,
sull’eliminazione dei sussidi perversi e nel far capire il legame
tra lotta alla povertà, tutela ambientale e sviluppo
sostenibile. Il Messico che potrà fare da
leader tra le economie emergenti. E poi alcuni Paesi
africani
, con ottimi progressi sui nuovi indicatori per
misurare la salute dell’economia e sulla “Zero Net Deforestation”
per la tutela delle foreste.

Nel frattempo stanno atterrando a Rio de Janeiro gli ultimi capi di
Stato. Ora tocca a loro.

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