Ripensare il progresso, parlano gli Inuit

I popoli del Grande Nord sono stati tra i primi a denunciare il cambiamento climatico rivendicando fortemente a livello locale e internazionale un ruolo primario nel dibattito e nella definizione di politiche che riguardano proprio il clima.

In particolare, la sfida degli Inuit canadesi non è
quella di fermare il progresso, ma di ripensarlo sotto il segno di
un nuovo e più equilibrato rapporto con l?ambiente naturale.
Da undici anni è questa la missione di Sheila Watt-Cloutier,
ambientalista e attivista canadese per i diritti delle popolazioni
Inuit candidata al premio Nobel per la pace. Alcuni giorni fa lo
hanno ricordato a Roma anche gli Inuit Jeela Palluq, esperta di
lingua Inuktitut, e Jobie Weetaluktuk, scrittore, giornalista e
produttore cinematografico, nel corso di una conferenza organizzata
dall?Ambasciata del Canada per favorire una maggiore conoscenza
nell?opinione pubblica della cultura Inuit e dei problemi climatici
da cui è minacciata. Non è un mistero, infatti, che
oggi sia proprio l?Artico il barometro per l?ambiente globale, il
misuratore degli effetti nefasti del cosiddetto global warming.

?Ormai stanziale dal 1970, quella degli Inuit è una
cultura in piena trasformazione che vive in equilibrio tra
cambiamento e progresso, tradizione e modernità? hanno
affermato i due ospiti Inuit ?è una società solidale
ed egualitaria, ancorata ai valori tradizionali che sono
sopravvissuti alle influenze esterne, ma sradicata dal sistema di
vita nomade che un tempo la caratterizzava e che si svolgeva in
terre vastissime al limite dell?esistenza umana in un perfetto
equilibrio fra natura e ambiente?. Una cultura che vive oggi
nell?incertezza di un futuro condizionato dal problema di
un?atmosfera sempre più satura di Co2 e dai rischi connessi
alle future scelte economiche delle nuove potenze .

Lo scioglimento dei ghiacci e l?impatto sull?ecosistema artico
minacciano direttamente quarantamila Inuit canadesi e quel che
resta degli stili di vita tradizionali sopravvissuti al progresso.
Anche se negli ultimi anni le autorità canadesi hanno dato
il via a numerose iniziative a favore degli Inuit con investimenti
e normative più efficienti per la salvaguardia delle culture
autoctone e degli immensi spazi polari, la grande preoccupazione
del popolo Inuit resta la vulnerabilità delle loro
comunità e la precarietà della loro economia di base
di fronte alla minaccia del cambiamento climatico. ? Nella nostra
cultura gli anziani interpretavano i segnali della natura per
capire quando e come pescare o cacciare. Oggi il clima è
impazzito e non è più possibile fare previsioni di
nessun tipo? ha ricordato Jeela Pallug.

L?innalzamento del livello del mare, il disgelo del permafrost
(lo strato di terra ghiacciata che oggi a causa dell?innalzamento
delle temperature sta sprofondando), gli iceberg alla deriva, la
scomparsa delle vie di comunicazione che collegano le varie
comunità, l? erosione delle coste, le mareggiate
violentissime, le migrazioni ?impazzite? di animali e uccelli non
più scansionate dai ritmi biologici, sono soltanto alcuni
dei fenomeni evidenziati nel corso dell’incontro con Jeela Palluq e
Jobie Weetaluktuk, i quali hanno sottolineato che quello del global
warming è un problema che non investe soltanto la vita
degli Inuit ma si tratta un’emergenza di dimensioni più
vaste che riguarda l?intera comunità internazionale.

Rispetto a questa e ad altre delicate questioni che riguardano
gli abitanti dell?Artico ? enorme potenziale del futuro canadese –
e affinché essi continuino ad avere un ruolo importante nel
futuro della regione circumpolare sia localmente che a livello
internazionale, il Canada, ha promesso che continuerà a
lavorare strettamente con i sei gruppi indigeni internazionali che
sono membri permanenti del Consiglio Artico, tra cui il Consiglio
Circumpolare degli Inuit.

Maurizio Torretti

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