Riscaldamento globale. L’emisfero Nord come i tropici

Secondo una studio della NASA basato su 30 anni di registrazioni, l’emisfero Nord, dai 45 gradi di latitudine al Mar Glaciale Artico, ha temperature simili a quelle che si registrarono ai tropici nel 1982. E la vegetazione diventa sempre pi

Pubblicato sulla rivista Nature Climate
Change
e realizzato da un team internazionale di
ricercatori universitari in collaborazione con la NASA, lo studio rivela
che la crescita della vegetazione a nord del 45° parallelo,
fino al Mar Glaciale Artico, sta diventando sempre più
lussureggiante, tanto da essere simile a quella trovata tra 4 e 6
gradi sud nel recente 1982. Lo stesso dicasi per le
temperature.

30 anni di registrazioni e di dati provenienti dai
radiometri ad alta definizione del NOAA (AVHRR), dai
satellliti in orbita intorno al polo e dagli spettroradiometri
della NASA. Un controllo incrociato tramite strumenti ideati e
utlizzati per fotografare e registrare le variazioni di temperatura
e di radiazione sulla superficie terrestre, che ha permesso di
arrivare a queste conclusioni.

“Le alte latitudini settentrionali sono sempre più calde, il
ghiaccio marino artico e la durata del manto nevoso sono in
diminuzione, la stagione vegetativa si allunga e le piante crescono
sempre di più – ha detto Ranga Myneni del Dipartimento della
Terra e Ambiente dell’Università di Boston, che ha guidato
lo studio. “Nelle aree artiche e nelle zone boreali le
caratteristiche delle stagioni stanno cambiando, portando
così grandi disagi per le piante e i relativi
ecosistemi”.

Un aumento delle concetrazioni di vapore acqueo, di CO2 e di metano
in atmosfera che ha portato la superficie terrestre, gli oceani e
la parte bassa dell’atmosfera a surriscaldarsi. Questo ha fatto
sì che oggi grandi macchie di vegetazione coprano un
terzo della superficie circumpolare, superficie pari a 9 milioni di
km quadrati
(come tutti gli Stati Uniti).

“È come se Winnipeg, nello stato di Manitoba in Canada, nel
giro di 30 anni, si fosse spostata a sud, a Saint Paul in Minnesota
(più di 650 km a sud, ndr.)”, ha dichiarato il co-autore
Compton Tucker, del NASA Goddard Space Flight Center di Greenbelt,
nel Maryland.

Un effetto serra aumentato, secondo Myneni: il riscaldamento riduce
l’estensione del ghiaccio marino polare, l’oceano profondo e la
superficie terrestre assorbono così più energia,
determinando un ulteriore riscaldamento dell’aria negli strati
più bassi.

“Un ciclo di rinforzo positivo tra il riscaldamento e la perdita di
ghiaccio marino e il manto nevoso – ha spiegato Myneni – che
porterebbe ad amplificare ulteriormente il disgelo delle terre a
nord, che rilascerebbero a loro volta quantità
potenzialmente significative di anidride carbonica e metano”.

Un circolo vizioso, che potrebbe trasformare del tutto la tundra
artica come la conosciamo, ma non solo.

 

Articoli correlati