Canapa. Risorsa antica e nuove opportunità

Esistono diverse varietà di canapa: quella tradizionalmente coltivata in Europa per usi industriali, a basso contenuto di resina, e quella originaria dall’Oriente.

Esistono diverse varietà di canapa: quella tradizionalmente
coltivata in Europa per usi industriali -cannabis sativa- a basso
contenuto di resina, e quella originaria dall’Oriente -cannabis
indica- ricca di resina contenente i cannabinoidi, tra cui il THC
(tetraidrocannabinolo).

L’OMS ha stabilito che se la percentuale di THC è superiore
all’uno per cento, si tratta di canapa indiana, cioè di
droga, se è inferiore di canapa industriale.
Distinguere a occhio la canapa industriale da quella indiana
è quasi impossibile, per questo, di fatto, la coltivazione
di questa pianta è considerata proibita.

Esiste una deroga alla proibizione, con cui il Parlamento Europeo
ha stabilito che si può coltivare canapa industriale
utilizzando sementi certificate con tasso di THC inferiore allo
0,2%.
Gli agricoltori possono beneficiare di un premio di coltivazione in
base al regolamento CEE n. 2358/71 che annovera la “Cannabis sativa
L.” tra i prodotti per i quali può essere richiesto un aiuto
alla produzione di sementi di base o di sementi certificate.
Il regolamento CE n. 1420/98, che fissa le norme generali per la
concessione di aiuti alle coltivazioni di lino e canapa, prevede
che il contributo alla produzione sia concesso, da ciascun Stato
Membro, soltanto alle produzioni del proprio territorio una volta
avvenuta la raccolta e unicamente dopo la formazione dei semi. Il
contributo è di circa 650 euro per ettaro e può
essere sommato a quello erogato per l’agricoltura biologica. Le
sementi devono essere certificate e iscritte in un elenco speciale,
per le quali sia stato constatato un tenore di THC non superiore
allo 0,3% fino alla campagna 2000/2001 e, successivamente, non
superiore allo 0,2%.

È chiaro che la CE cerca, con questa norma, di contrastare
la diffusione della canapa-droga. Purtroppo questa scelta non tiene
conto che il THC serve alla pianta per difendersi dai parassiti,
quindi un valore THC pari a zero renderebbe necessari trattamenti
antiparassitari. Poi, ben poco accettabile da un punto di vista
ambientale ed etico sarebbe la scelta di acquistare semi
geneticamente modificati, ottenuti in laboratori francesi, atti a
garantire il tasso medio di THC.

Betty Pajè

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