Ritardi e Rivoluzioni

Dei 64 paesi presenti alla 50esima esposizione internazionale d’arte di Venezia uno sguardo particolare

Si tratta di una quarantina di quadri, disegni, video, sculture e
installazioni di artisti internazionali: si parte dai nomi
più noti -primo fra tutti Andy Warhol- fino ad arrivare ai
giovani appena affacciatisi sulla scena come la ventitreenne
israeliana Gil Carmit costretta a gettare nella spazzatura le sue
opere la mancanza di spazi adeguati in cui conservarle. Tracciare
legami tra diverse generazioni di artisti è l’intento
principale dei curatori Francesco Bonami e Daniel Birnbaum per una
storia fatta di deviazioni, ripetizioni, ritardi e continue
trasformazioni.

Un progetto completamente inedito è quello presentato da
Matthew Barney, il più grande artista della sua generazione
acclamato dalla critica. Qui è esposto il suo primo lavoro
dopo il completamento del celebre ciclo di Cremaster a cui ha
lavorato ininterrottamente per otto anni, si chiama “Drawing
Restraint”, composto da 54 disegni inseriti i nove vetrine di
natura profondamente erotica.
Accanto si ammirano i disegni erotici dell’artista italiana Carol
Rama vincitrice del Leone d’oro alla carriera, iniziata negli anni
Trenta sotto la guida di Felice Castrati, a quell’epoca l’artista
più noto ed influente a Torino. Fulcro delle sue opere sono
gli autoritratti e ritratti di amici, acquerelli di oggetti
trovati, l’interesse di Carol Rama si rivolge prevalentemente al
corpo, alle sue amputazioni, mutazioni. L’influenza espressionista
di Egon Schiele insieme a quella dadaista di Marcel Duchamp sono
gli elementi di forza facilmente percepibili nei lavori presentati
dall’artista. La sua formazione è varia: si dedica poi alla
ricerca astratta, per approdare ad uno stile informale e
materico.

Nei primi anni Settanta Carol Rama inizia ad utilizzare le camere
d’aria di bicicletta che accumulate una sull’altra o anche da sole,
sembrano budella, falli e pelle. Incisioni ad acquaforte sono gli
ultimi lavori del 2000-2003. Dipinge, tra l’altro, dei grandi tori
neri o rossi, lasciando incollate sulla tela le setole del pennello
che rappresentano anche il vello ispido del possente animale. Del
2002 è anche un dipinto in omaggio a Duchamp, un artista che
Carol Rama ritiene il suo maestro.

Sonia
Tarantola

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