Ritorno alla terra. La fine dell’ecoimperialismo

“Ritorno alla terra” significa il ritorno dalle illusioni, dalla finzione alla realtà. Non è vero che si può distruggere il pianeta e restare impuniti per questo. Lo capiremo prima o poi?

L’abbiamo sentita tante volte. La parola “crisi”. Sui giornali,
alla televisione, al lavoro, in famiglia. Nel settembre 2008
c’è stato un tracollo economico-finanziario che ha messo
tutti di fronte alla labilità dell’economia capitalista e
alla debolezza dei suoi strumenti.

Vandana Shiva in “Ritorno alla Terra” ci mette davanti ad una
triplice crisi: climatica, energetica e alimentare. Crisi che
deriva dall’avidità dell’uomo nei confronti della terra e
del prossimo. L’uomo si è staccato dalla terra, dal basso.
Ha smesso di essere umile, nel senso etimologico del termine.
“Humus”, terra, è inestricabile da “homo”, uomo.
Ci siamo staccati dalla terra. E abbiamo smesso di essere
uomini.

L’auspicio dell’autrice, fisica rinomata, attivista politica e
ambientalista, è quello di un “ritorno alla terra” come una
nuova idealità, un’occasione per tutti per riconciliarsi con
Madre Terra, con il basso, dal quale tutti veniamo e spesso ce ne
dimentichiamo.
Il consumismo ha portato a consumare il pianeta,a sfruttarlo ed
è diventato il cuore della crisi ecologica, che ci ha
portato a diventare consumatori anzi che produttori. In India i
contadini che erano produttori sono divenuti consumatori. Di cosa?
Di fertilizzanti chimici. La legge della produzione intensiva ha
costretto i contadini a non rispettare i ritmi della natura e a
forzarli con l’acquisto di sostanze chimiche che apparentemente
fanno produrre di più e guadagnare di più. E la
qualità? E la sostanza? Tutto in secondo piano, in nome del
dio denaro. Certo, così si distruggono terreni, si provoca
deficienza alimentare e si incrementa il riscaldamento globale.
Qual è la soluzione auspicata? Il “ritorno alla terra”
attraverso materiali organici, naturali.

“Ritorno alla terra” significa il ritorno dalle illusioni, dalla
finzione alla realtà. Non è vero che si può
distruggere il pianeta e restare impuniti per questo. Lo capiremo
prima o poi?

“Ritorno alla terra” è necessario per ragioni politiche.
Per ragioni umane. “La democrazia autentica cresce dal terreno come
le piante. E’ fertilizzata dall’attenzione delle persone”. Il
potere viene dalla terra, dal basso. Il potere che viene dall’alto
ha un solo nome. Brutto. Comincia con la “D” e finisce con
“ittatura”. Lo capiremo prima o poi?

“Ritorno alla terra” rappresenta la possibilità di
tornare ad essere degli esseri umani, di valore. Di immenso
valore.

 

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