Rock Files: Harper Simon

Harper Simon ha un’importante responsabilità: figlio dell’immortale Paul, debutta con un disco tra il folk e il country.

Harper Simon (38 anni il prossimo 7 settembre) ha appena pubblicato
uno dei dischi più belli del 2010 e ce l’ha raccontato in un
incontro esclusivo.

Con Bob Johnston dietro la consolle, Harper ha provato a
ricreare quel sound folk-rock anni Sessanta che ci ha ricordato i
vecchi Simon & Garfunkel o il primo Bob Dylan.

Le canzoni (se evitiamo però di scomodare facili ma
impietosi paragoni) anche in questo caso sono all’altezza.
Perfettamente nella vena artistica del famoso genitore, Harper non
si vergogna infatti di citare di continuo l’arte di papà
Paul (che collabora al disco co-firmando un paio di brani).

 

Abbiamo incontrato Harper Simon in un elegante hotel del
centro di Milano.

Occhiali da sole, maglioncino girocollo, jeans e maglietta,
questo giovane adulto newyorkese (dall’aspetto ingenuo e paffutello
stile “ragazzo della porta accanto”) sembra stonare un pochino nel
contesto elegante dell’albergo milanese. Eppure l’abito non
(sempre) fa il monaco.

“Guarda che se la tira un po’ …”, mi aveva avvertito la
sua discografica italiana, “l’altra sera a Parigi è uscito a
cena con Marianne Faithfull: sai, lui è uno abituato da
sempre a frequentare i ‘rich and famous’ …”.

In effetti, di primo acchito, Harper non appare come un gran
simpaticone (“Talis pater …”, ho pensato tra me e me) anche
se ci ha raccontato senza problemi la genesi del suo album di
debutto.

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