Salute: tumori e cellule staminali

E’ appena stato pubblicato un libro che si intitola “Il cancro e la ricerca del senso perduto”. L’autore ha studiato l’insorgenza dei tumori nella prole.

Studiando il contatto con i cancerogeni ambientali in
gravidanza mi sono accorto che se avviene nel periodo in cui si
formano gli organi e gli apparati non si verifica mai il tumore
nella prole; viceversa se ci si entra in contatto quando il periodo
della formazione degli organi è finito, possono insorgere
tumori nella prole. Perché? Durante la formazione degli
organi si differenziano le cellule staminali, in pratica da una
cellula staminale embrionale, quale l?ovulo fecondato, si formano
tutte le cellule e i tessuti del nostro corpo. Durante questo
processo sono presenti dei fattori che controllano la crescita
tumorale. Oltre 20 anni di esperimenti hanno portato ad individuare
in modo preciso quali sono i fattori di differenziazione delle
cellule staminali, presenti quando si differenziano e non quando si
moltiplicano. Questi fattori bloccano il ciclo cellulare delle
cellule tumorali, riparando i danni che sono responsabili della
malignità e rinormalizzando le cellule oppure, se le
mutazioni alla base della malignità sono troppo gravi,
spingendo le cellule a morire spontaneamente.

Possiamo dire che le cellule staminali sono quelle che
ancora possono cambiare la loro destinazione, che possono diventare
sia la cellula di un organo che di un altro?

Sì, esattamente. Sta diventando sempre più chiaro che
la malignità dei tumori è dovuta alla presenza di
cellule staminali mutate, che cioè non sono più in
grado di differenziarsi e normalizzarsi, e si moltiplicano modo
indefinito. Secondo i miei studi non serve distruggerle,
poiché si possono educare utilizzando i fattori che
differenziano in modo fisiologico le cellule staminali normali. La
terapia che descrivo nel libro è di informazione: le cellule
comunicano tra loro e capiscono il significato dei messaggi;
l?organismo è un network intelligente, un tutt?uno che
funziona come un?unica rete cognitiva e il cancro, in quest?ottica,
è la più grave patologia della comunicazione. Se
però noi diamo loro l?informazione corretta ecco che tornano
a capire i messaggi e si normalizzano. Quando ci ammaliamo di
cancro non siamo più in grado di produrre i fattori che
normalizzano le cellule, ma in realtà questi fattori sono
dentro di noi, ci ammaliamo quando li consumiamo tutti. Il rapporto
tra cellule staminali e cancro sarà la strada del
futuro.
Nel suo libro cita Rudolf Steiner, padre dell?antroposofia. Come
mai?
Approvo la sua visione globale della realtà. Uno dei limiti
nella comprensione del cancro è stata l?eccessiva
specializzazione e lo spezzettamento della visione, che hanno
impedito di metter insieme le tessere del mosaico.

Il suo approccio terapeutico è differente da
quello convenzionale?

E? un approccio che anziché mirare a distruggere le cellule,
come fanno i chemioterapici, educa le cellule tumorali a
comportarsi in modo corretto e fisiologico. Oggi si è
scoperta una cosa molto importante: al di sopra del codice genetico
c?è un altro codice, detto epigenetico, che regola tutti i
geni che sintetizzano le proteine. Nel cancro ci sono un mucchio di
geni disregolati, alterati, che non sintetizzano più le
proteine giuste. La terapia con i fattori di differenziazione delle
cellule staminali è una terapie epigenetica del cancro,
cioè un terapia di regolazione per questi geni alterati.
Pensavamo che nel DNA tutti i geni sintetizzassero le proteine, in
verità invece a farlo sono solo il 2 per cento. Il resto non
si sapeva bene cosa fosse, si pensava fosse DNA spazzatura: non lo
è affatto, anzi, questo è il DNA più
importante, ovvero quello che regola il codice genetico che va a
sintetizzare le proteine
Tra le cause di tumore, che ruolo giocano le condizioni ambientali?
Studiando i cancerogeni ambientali ho visto che i cancerogeni
presenti nell?aria, nell?acqua, nel suolo e quelli presenti nella
dieta sono responsabili di circa il 90 per cento dei tumori; il
restante 10 per cento è legato a cause ereditarie e a virus.
Quindi i cancerogeni ambientali giocano un ruolo di primaria
importanza nella genesi del cancro.

Cosa pensa dell?ingegneria genetica e degli organismi
geneticamente modificati?

Che non sono necessari. Inoltre possono essere molto pericolosi
perché non sappiamo cosa può succedere quando
introduciamo un gene in un certo organismo. Oggi l?epigenetica ha
superato questo tipo di manipolazioni: la terapia genica
probabilmente verrà sostituita dalle terapie epigenetiche.
Per quanto riguarda gli alimenti Ogm, va detto che alcuni
scienziati li definiscono organismi geneticamente migliorati, ma
questo non è vero. Sono organismi che stanno rendendo
più difficile la sopravvivenza ambientale per molte altre
specie mettendo a rischio la biodiversità. La resistenza ai
pesticidi sbandierata dai produttori, inoltre, legittima gli
agricoltori ad utilizzare una quantità sempre maggiore di
sostanze chimiche, che poi arriva a noi attraverso la dieta: ecco
di nuovo i cancerogeni ambientali.
Gli ogm non servono nemmeno a risolvere la fame nel mondo, che
è causata non dalla scarsità di cibo, ma dalla sua
cattiva distribuzione. Con gli ogm il rischio è anzi quello
di aumentare la fame dei paesi poveri, perché si creano semi
sterili che rendono i contadini dei paesi più svantaggiati
dipendenti dalle multinazionali. La brevettabilità e il
fatto che le aziende produttrici possano guadagnarci sono l?unica
vera funzione degli ogm.

Riprendendo il titolo del suo libro: qual è per
lei il senso della vita?

Alla base del cancro c?è un difetto di comunicazione e una
perdita di senso. Ma questa perdita non è solo a livello
dell?organismo malato, è anche a livello di una
società che ci fa ammalare sempre di più con
l?inquinamento, con gli ogm non necessari, e così via. Per
ritrovare il significato della vita bisogna tornare alle origini:
veniamo dalle stelle e, come diceva Steiner, la conoscenza è
l?atto che ci connette con l?universo. Importante è capire
che siamo parte integrante dell?universo e che tutti i danni che
arrechiamo al pianeta, agli altri individui e alla natura, sono
danni che facciamo a noi stessi.

A cura di Simona Roveda

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