Diritti umani

Science for Peace. Facciamo la pace. Con l’ambiente

Passione per la politica e per i temi sociali sono nel Dna della famiglia Kennedy. L’intervista esclusiva di LifeGate alla vicepresidente di Science for Peace.

Lei è vicepresidente di Science for Peace, un
progetto che coinvolge 21 premi Nobel il cui obiettivo è la
ricerca di soluzioni scientifiche e concrete per la pace. Secondo
lei, esiste una connessione tra la violazione dei diritti umani e i
problemi ambientali attuali?

Sì, il numero di attivisti per i diritti umani si
è ormai integrato con quello degli ambientalisti preoccupati
per l’inquinamento, lo sfruttamento delle risorse e il conseguente
dolore provocato per tutto questo, per l’inquinamento atmosferico
che uccide molte persone per il profitto di altri… Dunque ritengo
ci sia una forte connessione tra tutela dei diritti umani e
l’importanza di vivere in un mondo più “verde”, dove si
rispettano l’ambiente e le persone.

 

Nel suo discorso introduttivo alla conferenza Science
for Peace, ha parlato di alcune scienze e tecnologie in grado di
favorire la pace e migliorare la salute del pianeta. Tra esse ha
citato i social media. Come possono i social combattere il
cambiamento climatico?

In molti modi! Come ho ricordato durante il convegno, esistono
social media il che si occupano di risolvere particolari problemi,
altri social media che riuniscono le persone per trovare soluzioni,
come ad esempio fa “Waterhakaton”, e ne esistono altri che servono
invece per finanziare grandi progetti: in questo modo gli utenti
stessi si sentono parte del processo. Dobbiamo smettere di avere un
approccio che va dall’alto verso il basso e dobbiamo invece
coinvolgere i cittadini nel comune impegno di trovare delle
soluzioni.

 

A proposito di diritti umani, lei ha da poco
presentato “Speak truth to power”, una mostra fotografica
incentrata sul tema. Secondo lei, le immagini possono scuotere le
persone, cambiando il loro punto di vista? Può l’arte stessa
veicolare la pace?

Penso che l’arte rivesta un ruolo importante in questo senso.
Credo che possa darci per un momento “un’apertura” e in quel
momento stesso ci dia anche modo di raggiungere le altre persone
per farle passare all’azione. Ma le vere sfide consistono, secondo
me, nel dare ai giovani – e in generale a tutti – la
possibilità di avere uno strumento per fare la
differenza.

 

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