Scorie nucleari e paure ancestrali

Quando Scanzano Ionico 

I 6700 abitanti di Scanzano Ionico non vogliono le scorie
nucleari nella loro zona come non le volevano nelle miniere di
Sulcis in Sardegna, il luogo proposto prima di Scanzano Ionico.

Gli abitanti di qualsiasi altro paese non le vorrebbero, si
sentirebbero minacciati da un materiale che
inquina e uccide lentamente
senza che a possa essere
percepito con gli occhi o con l’olfatto. Un deposito per le

scorie radioattive
fa paura a tutti in
qualunque posto venga edificato.

Ma un deposito è necessario perché
le scorie esistono
, attualmente si trovano sparse in
più di 120 siti, molti dei quali precari e incontrollabili,
quindi pericolosi per la salute pubblica. Non resta che affrontare
il problema con razionalità, senza arrivare a delle
conclusioni dettate dall’emotività.

La miniera di Scanzano Ionico è stata scelta perché
considerata, secondo un’analisi del servizio geologico nazionale,
tecnicamente ideale per immagazzinare e tenere al sicuro 800 metri
cubi di materiale pericoloso. Il sito ha lo stesso quadro geologico
di quello nazionale degli Usa.
Il decreto prevede che il ”cimitero” geologico di scorie
sarà situato a una profondità di 800 metri in una
grande lente di salgemma, sottile ai lati e spessa al centro, che
si trova lì da sette milioni di anni e quindi dà
garanzie di stabilità. Il salgemma si trova in mezzo a due
grossi letti di argilla impermeabile spessi alcuni centinaia di
metri. Una morfologia in grado di mettere in sicurezza scorie che
restano attive per decine di migliaia di anni, dicono i tecnici. E’
stato individuato circa sei anni fa dal servizio geologico
nazionale. In lizza per ospitare il deposito c’erano inizialmente
200 siti, ridotti a 6-7 nell’ultimo periodo.
Ovviamente ci sarà un’attività permanente di
monitoraggio.

Questi dati si scontrano con gli interessi della popolazione di
Scanzano Ionico e dintorni. Si tratta di una zona di alto valore
ambientale: 24 aziende bio esportano cereali, uova, frutta e
ortaggi, tra queste le rinomate fragole Policoro. Negli ultimi
tempi nella zona sono stati fatti investimenti legati al turismo e
ai beni naturali: il Parco dell’Alta Murgia e il proposto Parco
regionale dei Calanchi. A dieci chilometri dal futuro deposito
nucleare si trova l’oasi Wwf del Bosco di Policoro e il mare
prospiciente è frequentato da tartarughe marine e a volte
dalla rarissima foca monaca.
Tutto questo rischia di vanificarsi: chi infatti comprerà
prodotti bio cresciuti nell’immediata vicinanza del deposito
nucleare nazionale, chi passerà le vacanze in quei posti?
Questo anche se un monitoraggio permanente garantirà in
teoria una sicurezza ambientale maggiore che in altri posti. Ma
esistono gli incidenti (vedi Cernobyl), le omissioni di dati (vedi
Priolo) e la paura ancestrale di qualcosa di invisibile che
può minacciare la vita.

I
fautori dell’energia nucleare
sostengono che sia
un’energia pulita e non tanto costosa. Omettono la seconda e

ben più decisiva
parte della faccenda.

Rita
Imwinkelried

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