Scrivere. E poi leggersi

Enrique Vila-Matas, nell’introduzione del suo taccuino “Il Viaggiatore Più Lento”, ci regala un piccolo apologo sulla scrittura. Portatrice di gioia, di illusioni, di fatica, di pace. Con guizzi di Oscar Wilde, Truman Capote e una fantastica intuizione di Italo Svevo.

…Oggi so benissimo perché desideravo essere come
Malraux. Perché questo scrittore, oltre ad avere
un’espressione da uomo navigato, si era costruito una fama di
avventuriero e di persona bendisposta verso la vita, quella vita
che avevo davanti e alla quale non volevo rinunciare.

Quello che allora ignoravo era che per essere scrittore
bisognava scrivere e, per di più, scrivere come minimo molto
bene, qualcosa per cui bisognava armarsi di coraggio e,
soprattutto, di una pazienza infinita, quella pazienza
perfettamente descritta da Oscar Wilde: “Ho trascorso tutta la
mattina a correggere le bozze di una mia poesia, e ho tolto una
virgola. Nel pomeriggio, l’ho rimessa”.

Tutto ciò lo spiega benissimo Truman Capote nella sua
celebre prefazione a Musica per camaleonti, quando dice di
essersi messo un giorno a scrivere senza sapere che si sarebbe
legato per tutta la vita a un padrone nobile ma implacabile:
“All’inizio era molto divertente. Smise di esserlo quando scoprii
la differenza tra scrivere bene e scrivere male; in seguito feci
un’altra scoperta, ancora più allarmante: la differenza tra
scrivere bene e la vera arte; è sottile, ma brutale”…

È qualcosa di terribile ma che consiglio a tutti,
perché scrivere è correggere la vita – anche se si
corregge una sola virgola al giorno -, è la sola cosa che ci
protegge dalle ferite insensate e dai colpi assurdi inferti
dall’orrenda vita reale (proprio perché è orrenda, il
tributo che si deve pagare per scrivere e rinunciare a una parte
della vita vera, non è così duro come si potrebbe
credere).

Oppure, come diceva Italo Svevo, è la cosa migliore che
possiamo fare in questa vita e, proprio per questo, dovremmo
desiderare che la facessero tutti: “Quando tutti lo comprenderanno
con la chiarezza ch’io ho, tutti scriveranno. La vita sarà
letteraturizzata. Metà dell’umanità sarà
dedicata a leggere e studiare quello che l’altra metà
avrà annotato. E il raccoglimento occuperà il massimo
tempo che così sarà sottratto all’orrida vita vera. E
se una parte dell’umanità si ribellerà e
rifiuterà di leggere le elucubrazioni dell’altra, tanto
meglio. Ognuno leggerà se stesso”.

Se si leggono gli altri e se ci si legge, vedo poco spazio per
le esplosioni belliche, e molto, in compenso, perché un uomo
mostri la sua predisposizione a rispettare i diritti degli altri, e
viceversa.

Non c’è niente di meno aggressivo di un uomo che abbassa
lo sguardo per leggere il libro che ha in mano. Bisognerebbe
partire alla ricerca di questo raccoglimento universale.

Mi si dirà che è un’utopia, ma solo nel futuro
tutto è possibile.

E. V.-M., autunno 2000

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