Sculture, luce e musica

Grandi corpi luminosi dai colori fluorescenti che sembrano usciti da qualche fondale marino. Sono le sculture-lampade di Jacopo Foggini.

Da dove parti nella creazione delle tue
sculture-lampade?

Fonte d’ispirazione primaria è il mare. Sono un appassionato
di mare e di immersioni, credo che sia un universo nuovo, rispetto
al passato dei grandi periodi dell’arte quando la natura del
sommerso era totalmente sconosciuta e inesplorata. Sono le forme e
i colori delle meduse, dei pesci e dei coralli che mi hanno
suggestionato di più. A proposito, due anni fa abbiamo fatto
un’installazione nell’acquario di Milano, dove abbiamo portato i
nostri pesci tra i pesci veri. Ma arriviamo anche a creare delle
forme astratte.

Anche per i colori ti ispiri ai sottofondi marini?
Si certo, ma lo sviluppo del colore è legato anche al
processo del lavoro, alla mescolanza dei colori, è una sorta
di alchimia. Io lavoro con un materiale che inizialmente è
trasparente, poi aggiungo delle polveri, in dosi molto concentrate,
che lo colorano all’interno, mentre la parte esterna rimane
trasparente.

A volte le tue sculture si illuminano e si girano in relazione
alla musica nel ambiente

Nelle mie installazioni è una costante collegare la musica,
è un lavoro che faccio insieme a Massimo Caiazzo e al suo
gruppo musicale. Tutti i movimenti sono coordinati tra colori e
musica. Alcune note rappresentano alcuni colori e nel momento in
cui vengono suonati si accendono. Tutto questo viene gestito da un
computer. Ovviamente abbiamo delle musiche lente, composte
appositamente da Caiazzo, per lasciare che ci si accorga del
cambiamento colore. Prima della collaborazione di Caiazzo e del suo
gruppo, musica e colore erano elementi importanti nelle
installazioni, ma non c’era tutto il discorso di un’interferenza
reciproca così diretta. Caiazzo oltre che musicista è
anche uno specialista del colore, infatti lavora come consulente
nello studio di Mendini.

Rita
Imwinkelried

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