Segni di vita

Alessandro Bagagli Fermento

Segni di vita è la storia di Manuel in un viaggio dentro se
stesso, dentro quell’Io amato e odiato allo stesso tempo, come
succede alla maggior parte della gente che prende coscienza del
proprio essere psichico oltre che fisico.
Un viaggio nel tentativo di scoprire cosa c’è oltre quello
specchio invisibile in cui ci soffermiamo, ma non tutti, a
studiarci, cercando di superare la quotidianità, le abitudini,
le frasi già dette, sentite, ripetute quasi allo
sfinimento.
La voglia di vivere, forse, più liberi e più in pace con
il nostro nemico numero uno, noi stessi.
Come diceva il purtroppo recentemente scomparso Vazquez Montalban,
“l’inutilità del viaggio in quanto fuga si scopre quando si
evidenzia che viaggiamo insieme a noi stessi, ossia con l’essere da
cui tentavamo di fuggire”.
Manuel si abbandona, dunque, a una sorta di autoanalisi che lo
porterà a visitare dentro se stesso, a scrivere delle proprie
emozioni, sensazioni e illusioni. Come in un diario strettamente
personale, descrive la propria storia di uomo che cerca di arrivare
aldilà della coscienza per prendere una visione della propria
anima. Nelle sue 7 profezie, si alternano pensieri confusi a
emozioni altalenanti in un percorso catartico alla scoperta di
un’anima più elevata.
Egli si descrive come un “vitale, curioso, creativo, passionale e
dolce, …,estroverso e pieno di energie…” .
Chi come lui, si sente ferito davanti alla gabbia di uno zoo, in
cui a vita vi è rinchiuso un gorilla; chi come lui si ritrova
nello sguardo perso e vuoto dell’animale che cerca di andare oltre
le teste di tutte quelle persone che ridono della sua condizione di
prigioniero; chi è capace , come Manuel, di leggere in quegli
occhi umidi l’invito a rimanere libero, a rimanere sempre se
stessi, perché solo così potrà continuare a correre
nella foresta, può, con partecipazione, affrontare il tema
così delicato della propria resurrezione spirituale, quando
è ancora vivo dentro.
In fondo, sostiene Manuel “le carceri della mente assomigliano agli
zoo”, e questa è una sacrosanta verità se abbiamo il
coraggio di osservarci da vicino.
L’autore, tra citazioni colte come il Vangelo copto di Tomaso,
l’intraducibile “spleen” di Baudelaire , le follie di Nietzsche,
identificando il proprio eroe in un moderno Savonarola, ricordando
parole di canzoni dei Doors e di Enrico Ruggeri, e di scene di film
come “C’era una volta in America”, quando rammenta l’estasi degli
occhi di De Niro, riesce a scrivere un romanzo caldo e vivo, in un
mondo freddo e indifferente.

L’autore
Alessandro Bagagli, nato a Roma nel ’67, è pubblicitario
professionista. Pittore, scultore e cantautore, nel ’95 è
uscito un album con le sue canzoni, “Un po’ di sentimento”. Un suo
affresco è attualmente conservato nella Chiesa di San
Pantaleo, a Roma.

…due righe
Questo pensava, Manuel. Egli
non era nato solo, non viveva solo. Eppure, quella sofferenza…

Perché andare in libreria
Per chi cerca un compagno con cui condividere questa sensazione:
“Però anch’io vivo le stesse cose che mi dici di aver vissuto
tu. Le visioni che mi hai fatto leggere… La sofferenza che hai
provato… Quell’uragano che hai avuto nella testa, o che almeno
hai avuto nella tua testa matta…”

Daniela Bellon

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