Sem Terra, fatti dall’altro mondo possibile

Sem Terra: un viaggio in Brasile alla scoperta di uno dei territori liberati dal latifondo.

“Recuperiamo alcune tecniche dal passato per avere il futuro”.
Così ci spiega Tarcisio, il nostro Cicerone, nella nostra
giornata di fuga dall’Università Pontificia di Porto Alegre,
verso i 17.000 ettari di terra gestiti dalla COOPAT, uno dei tanti
asientamentos, gli appezzamenti di terra liberati dal latifondo dai
Sem Terra brasiliani, a un’ora e mezza dalla città
brasiliana che ha ospitato il Forum Sociale Mondiale.

Nessuna produzione industriale, quindi, di macchine ci sono solo
quelle per il riso, ottenute con i finanziamenti della riforma
agraria. Casine di legno per le uova, mucche lasciate libere: “la
mucca deve poterti guardare negli occhi e ringraziarti quando le
dai il pasto, e tu devi poterla ringraziare quando ti dà il
latte” continua Tarcisio.

Un po’ di tempo per giocare con i bambini e le bambine in un
coloratissimo parco giochi costruito con legno e gomme, poi la
comunità ci accoglie calorosamente nella cascina che funge
sia da cucina collettiva che da luogo di riunioni; comincia la
narrazione della storia di quell’appezzamento e di quella
gente.

E’ partito tutto con l’occupazione di un latifondo, nel 1992. Per 3
anni e 8 mesi le famiglie hanno vissuto in tende di plastica, poi
il Movimento dei Sem Terra (nato nel 1984 proprio nel Brasile del
centro-sud, per opporsi alle condizioni disumane in cui i contadini
erano costretti sia dalla industrializzazione del lavoro agricolo
che dalla persistenza del latifondo) è riuscito a far
sì che questa terra diventasse area per la riforma
agraria.

Mentre durante il latifondo ci lavoravano solo 6 persone, ora vi
sono ben 105 famiglie che si autosostentano e producono ben 24
prodotti diversi, 127 persone fanno parte della cooperativa.

Tutti pagano regolarmente le tasse, ma è stato risparmiato
loro l’affitto perché sono riusciti a rendere tutta la terra
produttiva. Il loro lavoro è organizzato in 4 settori:
produzione, commerciale, macchine e amministrativo; i lavoratori
sono specializzati per aumentare la produzione; il ricavato della
Cooperativa è suddiviso in base alle ore lavorate.
Le famiglie si incentivano anche a dare cooperazione non
produttiva, a svolgere mansioni varie di lavoro di cura, dalla
cucina alla formazione.

Dopo l’incontro ci aspetta una gustosissima cena (il nostro palato
non ha memoria di una carne tale) e nel dopocena in tanti ci
fermiamo ad ascoltare ancora la storia del Movimento. E’ notte
fonda quando ce ne andiamo, i bambini ci regalano baci e biglietti
colorati con il riso incollato. Incollato come noi, che di
là non vorremmo più partire.

Francesca La Forgia

 

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