Semi Liberi di Alberto Olivucci

E se un giorno ci accorgessimo che i semi dai quali provengono i nostri cibi sono tutti brevettati?

Un esempio: tutta la semente di mais che si vende e si semina in
Italia proviene da moderne varietà ibride che pagano
royalties ai loro costitutori, in genere multinazionali. E dove
sono andati a finire i semi delle varietà antiche un tempo
più diffuse sul territorio nazionale: l’Otto File, il Bianco
Perla, il Quarantino, il Marano giusto per citarne alcune? Chi
provi a cercarli s’imbatterà di frequente in risposte come
non so, non esistono più, non si coltivano più che
tanto producevano poco.

Dall’Istituto del Mais di Bergamo il prof. Masinelli ci ha
così risposto intorno a quanti erano i mais tradizionali
esistenti prima del predominio degl’ibridi di origine estera: “Noi
conserviamo circa un migliaio di varietà italiane oggi non
più coltivate se non su piccolissima scala. Su alcune di
queste si è risvegliato un nuovo interesse da parte delle
Regioni per il buon sapore che hanno e per la sicurezza che offrono
di non essere transgeniche.”

Ma come tornare ad assaggiare quei sapori di cui questi semi erano
contenitori? Ogni anno viene organizzata dall’Associazione Il
Paniere una disfida itinerante della polenta tradizionale macinata
a partire dai chicchi dei mais antichi, quelli che si coltivavano
prima che arrivassero gl’ibridi, quelli che con il loro sapore
rendevano accettabili anche le tavole dei più poveri. La
gara, che quest’anno si terrà il 17 novembre a Conzano
Monferrato, premia la polenta più buona fra quelle ottenute
dai mais sopravvissuti alla distruzione, nelle piccole
quantità che il mondo rurale ancora dispone, messi a
confronto con quelle delle varietà più moderne.
È il pubblico a fare la sua scelta dopo averle assaggiate
tutte. Inutile dire a quali mais di solito vada il trofeo: l’anno
scorso è andato a un Otto File della provincia di
Alessandria.

Anche questa primavera quindi alcuni agricoltori innovatori
torneranno a seminare nei campi di mais la biodiversità
grazie ai semi dei loro nonni, per non farceli dimenticare e per
ribadire che le nostre radici e i nostri sapori sono legati a un
tempo in cui esistevano i semi liberi da copyright.

Alberto Olivucci
Coordinatore dei seed savers di Civiltà
Contadina

 

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