Shell ferma le trivellazioni nell’Artico

Il gigante anglo-olandese del settore petrolifero ha dovuto fare un passo indietro e smettere l’idea di cominciare in autunno le esplorazioni alla ricerca di gas e petrolio nel mare dei Ciucki

Il gigante anglo-olandese del settore petrolifero ha dovuto fare un passo indietro e smettere l’idea di cominciare in autunno le esplorazioni alla ricerca di gas e petrolio nel mare dei Ciucki, a 70 km al largo delle coste nordoccidentali dell’Alaska.

La decisione è stata presa dopo che il nuovo modello della cupola, utile a contenere eventuali sversamenti di greggio in caso di incidente, è rimasto danneggiato durante l’ultimo test. Episodio che ha impedito alla Shell di ottenere il via libera alle trivellazioni convincendo i dirigenti a rinviare il progetto alla prossima primavera artica, quando i ghiacci torneranno a sciogliersi.

Immediata la risposta di Ben Ayliffe, responsabile della campagna Save the Arctic di Greenpeace International che ha giù superato 1 milione e 700mila firme: “Shell ha investito sette anni di sforzi e speso quasi 5 miliardi di dollari nel programma Artico, ma ora possiamo vedere che tutto ciò non era altro che un colossale gioco d’azzardo. Gli investitori dovrebbero chiedersi se vale veramente la pena spendere così tanti soldi per cercare di sfruttare un ecosistema fragile come quello artico”.

Gli ambientalisti hanno vinto una battaglia, ma la guerra è ancora lontana dalla conclusione. Shell si è affrettata a dichiarare che il programma di esplorazione nell’Artico rimane di fondamentale importanza per soddisfare il fabbisogno energetico americano, per rilanciare economia e lavoro in Alaska e per le casse della compagnia.

A noi non rimane altro che continuare a firmare per arrivare a 2 milioni: Save the Artic!

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