Rompiamo il silenzio sul clima

Per la prima volta dal 1988 nessuno dei due candidati alla presidenza degli Stai Uniti ha parlato dei cambiamenti climatici.

Non accadeva dal 1988, da quando a scontrarsi per diventare
presidente degli Stati Uniti furono Michael Dukakis (democratico) e
George Bush senior (repubblicano), che poi vinse le elezioni. Non
succedeva da 25 anni che nessun candidato parlasse dei cambiamenti
climatici, che non venissero nemmeno citati.

 

Tutto questo in un periodo in cui i dati sul clima che cambia
continuano ad arrivare senza sosta. Settembre 2012 è stato il 331° mese
consecutivo che ha fatto registrare una temperatura globale
superiore alla media, mentre l’estate del 2012 ha visto la
superficie dei ghiacci dell’Artico ritirarsi fino a raggiungere il
suo minimo storico. Dati che, secondo un sondaggio condotto
dall’università del Texas, hanno spinto il 70 per cento degli americani a convincersi del
fatto che i cambiamenti climatici sono una realtà. Non
accadeva dal 2008.

 

A poche ore dal terzo dibattito che ha visto contrapposti
Barack Obama e Mitt Romney, due organizzazioni ambientaliste
americane, Forecast the facts e Friends of Earth
action
, hanno lanciato la campagna climatesilence.org per rompere il
silenzio su una delle minacce più serie alla sicurezza degli
Stati Uniti nonostante i due candidati abbiano risposto altro alla
domanda diretta del giornalista: “Quale pensa sia la minaccia
più grande alla sicurezza del nostro paese?”

 

Ce la faranno i due candidati a pronunciare queste due
semplici parole: “climate change” prima del 6 novembre? Per evitare
che questo silenzio zittisca anche i candidati italiani nel 2013,
è bene ricordare che non sono solo i sondaggi a dirci che
fermare il riscaldamento globale deve essere uno dei punti
principali di un programma politico che guardi al futuro.

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