Silenzio: il nutrimento si fa sottile …

Nel mondo del tutto pronto, confezionato, omogeneizzato, precotto, manca troppo spesso un ingrediente fondamentale: la consapevolezza nella preparazione del cibo.

Fra le numerose attività della giornata, che spesso si
susseguono così velocemente da darci la sensazione di
perdere il contatto col tempo che passa, un atto comune, come
quello del cucinare, può diventare l’occasione per
trasformare un gesto quotidiano in un momento di riflessione e
meditazione, oltre che di indiscussa creatività.

All’opportunità infatti di trasformare la
quotidianità, troppo spesso percepita come faticosa e fonte
di noia, in momento di valorizzazione del gesto quotidiano e
dell’attimo presente, si aggiunge la possibilità di portare
la nostra attenzione, fisica e mentale, agli alimenti che stanno
passando per le nostre mani.

Un’occasione davvero unica per ristabilire un contatto troppo
spesso dimenticato: quello col cibo e la sua storia. La vita di
ogni alimento, prima che questo giunga sulla nostra tavola, ci
può connettere con energie molto diverse, che rendono quel
cibo il frutto di tanto lavoro. Dalla fatica del seme per far
capolino fra le zolle, al sudore del contadino, alla collaborazione
della terra, fino al sacrificio di un animale che offre la sua
stessa vita perché altra vita possa continuare.

Non serve molto per questa meditazione. Silenzio o, meglio,
presenza mentale per entrare in contatto con la storia
dell’alimento, oltre che con quanto gli ha conferito la sua
vitalità; con l’acqua, il sole e la terra che lo hanno
nutrito, con la mano del contadino che ne ha custodito l’essenza.
Sentire l’energia del cibo e percepire che esso si fa canale di
passaggio di quel “quid vitae”, quel qualcosa che caratterizza e
costituisce la vita, con cui la natura nutre se stessa.

Nella storia di ogni cibo infatti è inscritta la
qualità della sua energia e, nella nostra consapevolezza, la
qualità di un altro nutrimento – più sottile – che,
proprio attraverso quel cibo, giunge alle nostre mani per esser
nuovamente trasformato e veicolato. Possibilmente arricchito del
nostro silenzioso ringraziamento e del nostro intento migliore.

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