Simone Molteni di LifeGate, responsabile di Impatto Zero

Che cosa si può mettere a Impatto Zero e chi lo può fare? In teoria qualunque prodotto o servizio può essere messo a Impatto Zero: libri, CD, contenitori, eventi e chi più ne ha più ne metta. Il concetto rimane sempre lo stesso: prima si valuta l’impatto ambientale e poi lo si compensa riqualificando e

Che cosa si può mettere a Impatto Zero e chi lo
può fare?

In teoria qualunque prodotto o servizio può essere messo a
Impatto Zero: libri, CD, contenitori, eventi e chi più ne ha
più ne metta. Il concetto rimane sempre lo stesso: prima si
valuta l’impatto ambientale e poi lo si compensa riqualificando e
proteggendo foreste.
Detto questo, però, devo sottolineare il nostro impegno
nell’accettare l’adesione al progetto solo di prodotti e aziende
compatibili con la filosofia di LifeGate – Impatto Zero:
salvagurdare l’ambiente non significa solo compensare le proprie
“malefatte” ma significa anche cercare di ridurre per quanto
possibile il proprio impatto. Molte delle aziende coinvolte hanno
avuto la possibilità di capire quali fossero i processi
produttivi più inquinanti e operare le scelte migliori.. sia
da un punto di vista ambientale che puramente economico!
L’eco-efficienza infatti molto spesso porta ad entrambi i vantaggi:
se da una parte si inquina meno (e quindi si usano meno risorse),
dall’altra si risparmia denaro proprio su questi consumi.

Com’è nata quest’idea?
Dall’unione originale di due contributi: da una parte si usa il
meccanismo della compensazione previsto dal Protocollo di Kyoto e
dall’altra la scienza del Life Cycle Assessment.
L’idea di base è quella di voler diffondere consapevolezza
ambientale nella società, far capire alla gente che dietro
ad ogni attività o prodotto esiste un impatto sul nostro
ecosistema. L’obiettivo non è quello di spingere
all’integralismo ma al consumo consapevole: essere pienamente
consapevoli del proprio comportamento è il primo passo per
cambiare veramente le cose sul pianeta.

Il protocollo di Kyoto prevede dei carbon credits, cioè
un sistema per cui i paesi e le aziende che producono più
inquinamento possono rimediare acquistando dei “bonus”. Impatto
Zero c’entra qualcosa?

C’entra eccome! Impatto Zero utilizza i metodi di calcolo e di
compensazione stabiliti dal Protocollo di Kyoto… Impatto Zero non
si pone come un’alternativa ad esso ma anzi come un aiuto, un
progetto concreto che possa accelerarne i tempi!
Impatto Zero lavora su entrambi i fronti: riduzione delle emissioni
e compensazione delle stesse. Il vero valore aggiunto offerto alle
aziende è la possibilità di valorizzare il loro
impegno in campo ambientale, far conoscere al pubblico la loro
posizione “eco-sostenibile” in un progetto di grande successo.
I governi aderenti a Kyoto, invece, hanno questo problema: devono
imporre una compensazione ambientale che viene vissuta dalle
imprese come una tassa, un ulteriore dazio che appesantisce i
bilanci.

Vi apettavate l’interesse che avete trovato con questo
progetto?

Ci speravamo…anche se non fino a questo punto!
Siamo stati contattati dalle maggiori aziende italiane, incuriosite
dal progetto e alla ricerca di un nuovo modo di comunicare con i
propri clienti.
Nel 2004 verranno coinvolte decine di milioni di persone nel
progetto, e questo sta creando un vero circolo virtuoso: più
il progetto ha successo, più facilmente potremo dimostrare
che i nuovi consumatori sono attenti al comportamento etico e
ambientale delle aziende.
L’invito a presentare Impatto Zero al COP9, e precedentemente un
altro invito ad una conferenza ONU su “Clima e Biodiversità”
offrono al progetto il massimo riconoscimento istituzionale che
potessimo sperare.
E a livello internazionale, non dimentichiamolo, Impatto Zero pone
l’Italia in prima fila per i risultati concreti ottenuti nella
sensibilizzazione alle tematiche ambientali affrontate dal
protocollo di Kyoto.

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