Corte Costituzionale e condoni

La Corte Costituzionale, giorni fa, si è pronunciata su una serie di ricorsi presentati dalle sopracitate Regioni sul condono 2003, stabilendo che…

La decisione della Corte Costituzionale arriva grazie ai ricorsi presentati
dalle Regioni: Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia
Giulia, Lazio, Marche, Toscana e Umbria, e valorizza l’autonomia
degli enti locali rispetto al potere centrale. E’ importante
soprattutto la dichiarazione di illegittimità della norma
che sottraeva agli enti locali il potere di far eseguire le
demolizioni degli edifici illegalmente costruiti.

La Corte Costituzionale, giorni fa, si è pronunciata su una
serie di ricorsi presentati dalle sopracitate Regioni sul condono
2003, stabilendo che non erano legittime diverse disposizioni del
testo di Tremonti, perché intervenivano su materia di
competenza delle Regioni. E’ quindi risultato inevitabile lo
slittamento del termine di presentazione delle domande di condono:
al pronunciamento della Corte dovrà seguire una nuova legge
dello Stato che specifichi alcuni indispensabili termini per far
funzionare il nuovo tipo di condono.

Al di là dei termini temporali, le sentenze della Corte
parlano chiaro: il provvedimento sugli abusivismi edilizi è
di competenza dello Stato ma la determinazione dei tetti massimi,
quali tipologie possono essere condonate e per quali volumetrie lo
devono stabilire le amministrazioni locali. Se così non
fosse si verificherebbe la invalidità del condono
stesso.

Dalla sanatoria, secondo i calcoli del ministero dell’economia,
dovrebbero provenire circa 3,6 miliardi di euro. Ma alla fine di
maggio erano usciti solo circa 350 milioni euro, in buona parte
attribuibili alla vendita di suoli statali.

La proroga, quindi, potrebbe anche servire a colmare un divario
finanziario notevole.

Tomaso
Scotti

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