Escursionisti frettolosi

quante volte ci è capitato di incontrare escursionisti frettolosi di arrivare alla meta sinceranti della magia che li circonda? godiamoci la vita!!!!

Troppe volte escursionisti avanzano sul territorio in modo
assolutamente estraneo alla realtà nella quale stanno
viaggiando, con l’unico obiettivo di arrivare alla meta nel minor
tempo possibile, o conversando del più e del meno,
indipendentemente da ciò che li circonda e quindi senza
liberare la mente dalle solite occupazioni e preoccupazioni
quotidiane.

In uno scenario che sembra essere stato creato per la gioia di chi
ama percorrere a piedi ogni curva del paesaggio, nasce un termine
che racchiude un invito a vivere il trekking come occasione non
solo di svago e distrazione dalle attività cittadine, ma
proprio come momento di raccoglimento in se stessi, per instaurare
un rapporto più autentico e toccante con la natura.

Nelle Langhe, lingue di terra coperte di boschi e noccioleti e
inframmezzate da vigne secolari, si comincia a parlare di slow
foot, facendo eco allo slow food di più nota fama, che
proprio dall’Arcigola di Bra si è diffuso in tutta
Europa.
Lo spirito dello slow foot è quello di inserire l’uomo
nell’ambiente, permettendogli di godere di quei benefici che un
contatto autentico con la natura offre. Il bosco, il fiume, la
montagna, il deserto, vissuti in ogni condizione atmosferica, con
pioggia, neve, vento, sole, oppure di notte, donano sensazioni
particolari, uniche, irripetibili.

Purtroppo nella mentalità corrente, questo contatto
ravvicinato è da evitare, queste sono condizioni da cui
mettersi al riparo. Un luogo comune della società moderna
iperprotettrice è questo “non uscire perché fa
freddo, perché piove, attento alle pozzanghere, non
sporcarti di fango, non sederti per terra, non sudare, ecc.”

Il fatto di vedere tutto ciò che non è asciutto,
soleggiato, pulito come qualcosa da evitare ha creato questo blocco
mentale, che ci impedisce di vivere appieno tutti i fenomeni
naturali, e riceverne di conseguenza benefici sia fisici, una
potente ricarica energetica, che emotivi, una sensazione impagabile
di grande intimità con l’ambiente naturale.

Slow foot, vuol dire imparare a godere di ogni aspetto della natura
e di ogni suo “umore”, vuol dire imparare a rispettare il suo
ritmo, ma anche il nostro, perché attraverso un contatto
più profondo con il mondo che ci circonda ritroviamo anche
quanto di più autentico e naturale c’è in noi
stessi.

Elio
Sabena

Guida naturalistica

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