Sospesa la caccia alle balene. Le vere ragioni

Almeno per quest’anno i piani di caccia giapponesi nelle acque dell’Antartico si sono fermati. Ecco i veri motivi per cui Tokyo ha sospeso la mattanza di cetacei.

Le incursioni degli attivisti di Sea Shepherd che con i loro
gommoni si frappongono tra i cannoni delle baleniere e i mammiferi
marini, pare abbiano raggiunto lo scopo prefissato: fermare la
mattanza di cetacei nell’Antartico. “Garantire la sicurezza è
una priorità e per il momento le navi hanno sospeso la caccia
a fini scientifici. Ora stiamo valutando cosa fare”, ha annunciato
Tatsuya Nakaoku dell’Agenzia della pesca nipponica. Un rientro
anticipato della flotta stazionata nell’Antartico, composta da 180
pescatori su quattro navi, non viene escluso.

Il Giappone è uno dei tre paesi al mondo dove è ancora
permesso cacciare le balene. Per aggirare la moratoria
internazionale del 1986 ha introdotto il concetto di “caccia a fini
scientifici”, sostenendo di aver diritto a valutare l’impatto dei
cetacei sull’industria della pesca. Il peschereccio Nisshin Maru,
inseguito dalle imbarcazioni di Sea Shepherd, ha sospeso
l’attività dal 10 febbraio per ragioni di sicurezza, ha
spiegato un responsabile governativo, Tatsuya Nakaoku. “

La caccia per scopi “commerciali” ai cetacei è vietata dal
1986. Ma nel 2010 le navi giapponesi hanno arpionato 506 balene. La
quota prefissata da Tokyo “per ricerca scientifica” era 850.

Il Giappone afferma che questa caccia fa parte integrante della
cultura nipponica, e non si preoccupa di nascondere che, nonostante
i propalati fini di ricerca, la carne finisca sulla tavola dei
giapponesi. Una pratica crudele e inutile, a maggior ragione
considerando che la carne non è più particolarmente
apprezzata neanché lì, e che le missioni sovvenzionate
dalle autorità costano care ai contribuenti.

Reazioni e ragioni.

Le azioni di Sea
Shepherd
“Vedo una vittoria all’orizzonte. Sono
convito che le nostre azioni abbiano contribuito ad una possibile
chiusura anticipata della missione”.
Peter Hammarstedt, portavoce di Sea
Shepherd ai microfoni della ABC News


La strategia in
mare
“Se è vero, dimostra che la nostra
strategia ha avuto successo. Finora credo non abbiano preso
più di 30 balene, su una quota originale di oltre 1.000. Li
abbiamo trovati prima che cominciassero a ucciderle e li abbiamo
seguiti da allora. Siamo riusciti a manovrare in modo che le navi
arpionatrici non potessero avvicinarsi alla Nisshin Maru, e abbiamo
bloccato le loro operazioni. Ogni balena salvata è per noi una
vittoria. L’opinione pubblica è con noi. Abbiamo la legge
internazionale dalla nostra parte, ed è solo questione di
tempo prima di poter vedere la fine delle loro operazioni
illegali”.
Paul Watson, comandante Sea
Shepherd

Manca il supporto popolare alla caccia
alle balene
“La caccia alle balene è un
assurdo che deve scomparire. Non ha senso continuare questa
attività. Uccidere un animale di quelle dimensioni in acqua
è, infatti, impossibile senza evitargli sofferenze. Il
Giappone aveva acquistato i voti in Commissione, corrompendo i
piccoli stati caraibici e riuscendo a proseguire nella caccia. Lo
stop alla caccia alle balene è allora anche frutto di una
mancanza di supporto della popolazione, oltre a poter essere anche
il segnale di uno sgretolamento politico. Anche perché la
caccia alle balene costa tantissimo al contribuente giapponese, e
non si capisce per cosa venga fatta, quale sia lo scopo”.
Giuseppe Notarbartolo di Sciara,del comitato
scientifico dell’Accordo Accobams per la protezione dei cetacei,
conoscitore delle vicende legate alla Commissione balienera
internazionale, l’Iwc (International Whale
Commission)


Australia e Nuova Zelanda hanno denunciato
il Giappone all’Aja

“L’impresa è stata
possibile grazie all’impegno pressante dai governi di Australia e
Nuova Zelanda che hanno recentemente denunciato il Giappone al
tribunale internazionale dell’Aja. E’ un dettaglio non irrilevante,
anzi… e senza ombra di dubbio decisivo. La cosa al momento è
temporanea; inoltre Norvegia e Islanda ufficialmente proseguono la
caccia. Per non citare le mattanze dei delfini in Giappone e dei
globicefali nelle isole Far Oer in Danimarca. Ma noi salutiamo
questa decisione come una grande vittoria delle associazioni
ambientaliste che si sono mobilitate in tutto il mondo per porre
fine al massacro. E’ soprattutto una vittoria dei cetacei che
quest’anno, e mi auguro anche in quelli a venire, non dovranno
più sfuggire agli arpioni delle baleniere giapponesi”.
Ilaria Ferri, direttore scientifico e
responsabile campagne internazionali Enpa


Ragioni
economiche

“La carne di balena non ha mercato e
i congelatori sono stracolmi. La spesa per le spedizioni antartiche
grava su bilanci aggravati dalla crisi. La lobby internazionale che
cerca consensi tra i paesi che compongono la Commissione baleniera
internazionale per cercare di rimettere in moto gli arpioni…
è molto costosa. E il processo a Tokio ai due militanti di
Greenpeace che hanno rivelato i retroscena del contrabbando di
carne di balena ha reso pubblico uno scandalo che il resto del
mondo conosceva meglio del Giappone”.
Antonio Cianciullo, decano degli ecogiornalisti
italiani, notista di La Repubblica

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