Sotto la Sirenetta solo buone intenzioni…

La conferenza sul clima che si

Il cosiddetto “Accordo di Copenhagen” non introduce misure
vincolanti e sancisce solo il principio di mantenere il
surriscaldamento della Terra sotto i 2 centigradi negli anni a
venire. Oltre a ribadire l’impegno dei Paesi ricchi, che si sono
impegnati a offrire fondi ai Paesi emergenti, per aiutarli ad
adattarsi ai cambiamenti climatici: circa 20 miliardi di euro fino
al 2012. Più altri 70 miliardi di euro circa all’anno dal
2012 al 2020.

Il rilancio politico di un accordo globale sul clima sarà
affidato a una conferenza prevista a dicembre a Città del
Messico. Per preparare quest’appuntamento, Bonn ospiterà a
giugno un nuovo round di negoziati tecnici.

Nel frattempo, si avvicina la prima scadenza per i Paesi che
vogliono aderire all’accordo di Copenhagen. Entro fine gennaio sono
chiamati a dichiarare alle Nazioni unite i loro impegni di
riduzione delle emissioni. Ed è proprio su questo punto che
l’Europa è ancora divisa.

A Copenaghen l’Ue ha confermato l’impegno già annunciato da
un anno: ridurre le proprie emissioni di gas serra del 20 per cento
entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990. Non solo: ha anche
previsto la possibilità di portare tale riduzione al 30 per
cento.

Ma ad una condizione: che gli altri maggiori inquinatori del
pianeta adottino misure comparabili. Ma Cina e Stati Uniti, ad
esempio, non hanno ancora preso impegni sul clima. Quindi cosa
intende fare l’Europa?
Non è ancora chiaro. Almeno stando all’ultimo incontro dei
ministri europei dell’Ambiente, che si sono riuniti a metà
gennaio a Siviglia (Spagna). Alcuni Paesi come Francia, Regno
Unito, Germania e Spagna vorrebbero portare fin da subito
l’obiettivo europeo al 30 per cento. A prescindere da quello che
faranno gli altri grandi inquinatori.

Ma Italia e Polonia non sono d’accordo. Alla fine della riunione il
ministro italiano all’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha messo in
chiaro una cosa: per ora l’impegno vincolante resta al 20 per
cento.

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