Spari a Milano

Da due fatti di cronaca che hanno scosso Milano, spunti e riflessioni sull’uso improprio e la facile reperibilità delle armi da fuoco da parte dei cittadini.

Due cittadini mettono mano ad armi da fuoco e premono il grilletto.
Perché lo fanno? Per pazzia e per rapina, si è detto.
Ma soprattutto per paura. Paura che cresce dentro e non si sa
controllare. Paura che viene da fuori, che costringe e ci fa
vittime dell’ingiustizia.

Più malessere che criminalità, o meglio una strana
commistione di cose che diventa rivalsa, un delirio di potenza
più importante di noi stessi e degli altri.
Si spara in due strade di Milano e si formano pareri contrastanti,
commenti e discussioni accese.
Quando è
legittimo l’uso delle armi?

Da che parte sta la ragione o il torto? Vale davvero meno la vita
di un rapinatore? Era necessario, inevitabile o prevedibile?
Ma soprattutto
come hanno ottenuto il permesso per l’uso di armi da fuoco?

L’arma da fuoco é sleale per definizione. Permette di non
guardare in faccia il “nemico”, allontana la mente dalla
realtà fisica, trasforma la vita umana in bersaglio. Pistole
e fucili sono facili, basta puntare e premere il grilletto. Non
bisogna “affrontare” un avversario. E’ sufficiente mirare anzi
talvolta non è neanche necessario farlo. La potenza della
pistola e uguale all’impotenza di sentirsela puntare contro. Per
uccidere con un pugnale o con un’altra arma bianca, occorre forza
fisica, coraggio vero, non quello che si apprende nei telefilm. Il
potere di uccidere a distanza è efficace. Nella
realtà nessuno si farà avvicinare tanto alla pistola
da poterlo disarmare. Questo succede solo nelle fiction
prefabbricate, dove i buoni non possono perdere, ma devono
dimostrare di essere forti e abili.

Chi ha una pistola, al di là del motivo, è facile che
sogni di “usarla” almeno una volta nella vita reale. Magari si
costruisce fantasie per rendere tale azione inevitabile e
giustificata. Ma tutti i confini oggi si stanno indebolendo. Se la
realtà offre un’opportunità, il sogno cede. Non serve
più a esorcizzare, all’opposto fornisce lo spunto necessario
al proprio indice armato.
E poi…. assegnare una colpa o una ragione non ha senso. Non
riporta in vita le persone, non ripaga delle ingiustizie. E non ti
fa stare meglio… anzi.

Queste persone, killer volontari della loro e altrui esistenza, non
dovrebbero suscitare solo riprovazione, ma anche pietà. Non
possiamo chiamarle criminali, sono nel delirio del loro ordine
impossibile.
Se ne è parlato molto nelle ultime settimane. Troppo. Sui
criminali che vendevano rifiuti tossici come concime chimico per le
coltivazioni, pochi commenti. Nessuna discussione accesa.
Il Western, in fondo, “tira” più dell’avvelenamento di massa
per business.

Francesco Aleo

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