Spazi mistici, ecosostenibili, di containers

Al pontile 54 del fiume Hudson, sulla riva ovest di Manhattan, fino al 6 giugno c’è un colossale museo temporaneo, fatto con 148 containers.

Dopo l’esposizione a Venezia,
le immagini di Gregory Colbert
approdano in questo
“museo nomade”: l’architetto giapponese Shigeru Ban ha costruito
uno spazio multidimensionale con containers d’acciaio e materiali
riciclati.

All’interno è stato creato un impianto a tre navate e
un’atmosfera semi-oscura, stile basilica paleocristiana,
utilizzando
materiale riciclabile e riciclato
, quali tubi di
cartone pressato per i timpani e le colonne, mentre la grande tenda
sospesa che si trova all’ingresso è stata realizzata con un
milione di bustine da tè vuote pressate.

“Ashes and Snow,” esibizione multimediale dell’artista Gregory
Colbert, mostra 199 fotografie in larga scala e uno splendido film
35mm curato dal premio Oscar Pietro Scalia e con la voce narrante
di Lawrence Fishburne, il Morpheus di Matrix. Giagantografie
dedicate “al rapporto mistico tra uomo e animali.”

“Il Nomadic Museum crea un’esperienza indimenticabile – ha
dichiarato l’architetto – dando dimostrazione di concetti
architettonici unici e pratiche eco-sostenibili, con sensazioni
post-industriali”.

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