SPECIALE “allevamenti intensivi”

Cosa sono gli “allevamenti intensivi”?

” Allevamenti intensivi ” sono i capannoni industriali, costruiti a partire dagli anni Sessanta, in cui sono chiusi decine, centinaia,
migliaia di animali (in America ci sono feedlots con dentro 100.000 e più capi di bestiame) privati di libertà di
movimento, dell’aria e della luce del sole, rinchiusi in gabbie, costretti ad alimentazione forzata, immunodepressi.

Le condizioni di vita degli animali, tali da suscitare pietà, sono oggetto di continue battaglie da parte delle associazioni protezioniste.

Ma la concentrazione degli animali e il regime alimentare forzato
aumentano lo stress, le malattie e la pericolosità microbica
e sono la causa prima e principale della diffusione a raggiera dei
veleni e dell’esplosione degli scandali alimentari (“mucca pazza”,
“pollo alla diossina” e vedremo quali altri).
La “modernizzazione” zootecnica ha riempito i cibi di residui di
stimolatori dell’appetito, antibiotici (metà della
produzione mondiale di antibiotici è destinata alla
zootecnia), erbicidi, stimolatori della crescita, larvicidi e
ormoni artificiali.
Proprio l’abuso di antibiotici in zootecnia è all’origine
del fenomeno della resistenza, che da 20 anni tanto preoccupa gli
scienziati e le cui percentuali in Italia sono quintuplicate da
dieci anni a questa parte, cioè lo sviluppo di
pericolosissimi superbatteri resistenti a tutti i trattamenti
farmacologici (l’ultimo, lo streptococco VISA, ha già ucciso
4 persone negli USA e due anziani in Scozia – e si è
già avuto il primo caso in Italia; in USA in un sacco di
mangime per polli sono stati trovati batteri resistenti a tutti gli
antibiotici!). Molte altre malattie, l’afta epizootica, l’Aids
bovino (Biv), la salmonellosi, l’encefalopatia spungiforme bovina
sono consustanziali all’allevamento intensivo. LifeGate ha
indagato, e ha il coraggio di proporre un’ampia panoramica sullo
stato di salute degli animali negli allevamenti.

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