SPECIALE Dalla parte dei vitellini

Come si fa a mantenere pallida, rosea e “delicata” la carne dei vitellini?

Al terzo-quarto giorno di vita il vitellino viene strappato alla
mamma. Viene collocato in un box largo 40 cm. e lungo un metro e
mezzo, legato con una catena al collo per impedire ogni movimento
(la catena potrà esser tolta quando il poveretto sarà
cresciuto tanto da occupare tutto il ristretto spazio del box). Non
vedranno mai né paglia né fieno: mangiarne potrebbe
rovinare il tenue colorito delle carni. Nutriti con budini
semiliquidi iper-proteici che causano un’inestinguibile arsura
(l’acqua è loro assolutamente negata, per indurli a
ipernutrirsi, mangiando più budino e più velocemente)
e un’inarrestabile dissenteria per spingerli all’anemia al fine di
sbiancare le carni. Così i vitellini si ammalano di
infezioni, disordini digestivi e ulcere. Allora vengono sottoposti
a cicli costanti di trattamenti antibiotici, dopo tredici-quindici
settimane si portano al macello.

Avete mai visto gli occhioni spaventati di un vitello portato al
macello?
E’ la prima volta nella sua vita che può muoversi, e che
vede il mondo: è sulla strada per il macello.

L’allevamento intensivo di bovini e vitelli è anche un
rischio ecologico e biologico, oltre che sanitario. I vitelli sono
la “residenza” preferita di germi e infezioni, di Escherichia coli
0157:H7, VTEC e STEC, parassitemie theileriali da Theileria
buffeli, Neospora caninum (diffusa dal Canada all’Argentina, e in
Spagna) e altre malattie epidemiche. Per esempio, nel novembre ’99
un modello di simulazione dinamica realizzato dal Dipartimento di
farmacologia, microbiologia e igiene alimentare della Scuola
norvegese di scienze veterinarie di Oslo ha stabilito che, anche
qualora l’importazione di carne di vitello in Norvegia cessasse nel
volgere di due anni, per oltre dieci anni continuerebbero a
crescere le infezioni da Taenia saginata nei vitelli domestici, e
di conseguenza gli episodi epidemici di infezioni negli uomini.
Nell’agosto del 1999 è stato isolato in Malaysia un
Enterococcus faecium quasi invincibile, resistente alla vancomicina
e a un’ampia gamma di antibiotici. E dov’era? Era in 10 campioni di
tessuto molle di carne bovina.

Una nota di demerito speciale per il fegato di vitello e di bovino
adulto, che molti ritengono “prelibato”. Il fegato si impregna di
tutte le sostanze antibiotica assimilate da un organismo.

Indietro

 

Articoli correlati