Sperimentazione animale come frode scientifica

L’industria biomedica coi suoi potenti alleati ha convinto milioni di persone che le cure per l’uomo si possano trovare con la sperimentazione animale

Ogni specie animale ha una propria anatomia, fisiologia,
immunologia, genetica, istologia diversa anche dagli altri esseri
umani. Chi sperimenta sugli animali dice che sono “simili” all’uomo
ma in termini di vera scienza, il concetto di “simile” non ha
valore, troppo generico, troppo impreciso.

La malattia umana riprodotta nell’animale, nel quale si ricreano
artificialmente i sintomi, non è mai quella che sorge
spontaneamente nell’uomo. Inoltre quasi nessuna delle nostre
malattie contagia l’animale senza dimenticare che le
diversità sono anche nei sistemi immunitari.

Ma allora perché esiste ancora la sperimentazione
animale?
Per favorire le carriere scientifiche, basate sul numero di
“pubblicazioni” prodotte, ma anche e soprattutto le industrie: essa
fornisce ai produttori una facile tutela giuridica oltre alla
possibilità, variando la specie animale o le condizioni di
un esperimento, di programmare la risposta. Ciò consente, in
un’ottica di profitto incurante della nostra salute, la vendita di
migliaia di farmaci, spesso inutili e talvolta dannosi.

Almeno un dato dovrebbe essere significativo: dopo un secolo di
massiccia e costosissima sperimentazione animale, pur essendo
cambiati sia le malattie che i loro decorosi, il numero dei malati
non è diminuito, in più l’attuale ricorso, nella
ricerca, agli animali transgenici è l’ammissione implicita
del fallimento della ricerca sugli animali, nonché una prova
dell’irresponsabilità di chi insiste in una strada errata,
incurante dei tanti danni che può arrecare il
perseguirla.

Non dimentichiamo che la sperimentazione animale, che ha sempre
usurpato all’osservazione clinica il merito delle conquiste
scientifiche, è inoltre la causa di una sperimentazione
incontrollata sull’uomo, unica cavia, spesso inconsapevole, di ogni
nuova terapia.

Daniela Bellon

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