Spotify finalmente in Italia

Scordiamoci i tempi in cui l’unico modo per utilizzare Spotify in Italia era quello di usare trucchi da “smanettoni”. Finalmente il servizio di musica online arriva in Italia.

Da anni si parla del vantaggio/svantaggio della musica digitale: la
sua liquidità, che le ha permesso di viaggiare nella rete e
che ne ha rivoluzionato il modo di fruizione. Non più musica
su supporto fisico (vinile, cassetta, cd) ma migliaia di brani
acquistati da internet e scaricati direttamente su computer o
dispositivo portatile. E tra poco assisteremo a un’altra
rivoluzione. Anche in Italia arriva lo streaming musicale. Arriva
Spotify.

Spotify è il servizio di musica on demand per eccellenza.
Offre lo streaming dei brani messi a disposizione da varie case
discografiche (major e indipendenti) sfruttando il concetto di
cloud-computing, tecnologia che rende possibile l’accesso a risorse
condivise in rete. Il progetto è stato sviluppato a partire
dal 2006 dalla Spotify AB di Stoccolma e lanciato nell’ottobre
2008. Nel settembre 2010 aveva già raggiunto dieci milioni
di utenti e dal 2012 è disponibile in 17 paesi nel
mondo
(buona parte dell’Europa, Australia, Regno Unito e
Stati Uniti con un numero di utenti impressionante: più di
20 milioni, 5 dei quali abbonati) ma non in Italia.

L’attesa, però, è finita, con lo sbarco il 12
febbraio
(prima giornata del Festival di
Sanremo
) di Spotify in Italia. Responsabile per il mercato
italiano è Veronica Diquattro, trentenne
bolognese con un curriculum straordinario per la sua età
(proviene da Google e ha contribuito al lancio del mercato Android
e di Google Play in Italia). La data di lancio non è stata
scelta a caso: grazie a una partnership con il Festival, su Spotify
saranno subito incluse le 28 canzoni in gara, pronte per essere
ascoltate in streaming gratuito, ma non illegale.

Grande forza di Spotify è stata, infatti, quella di
combattere la pirateria del download online. L’ascolto di musica
per l’utente finale è sì gratuito (o comunque a basso
costo nella versione premium), ma Spotify paga regolari royalties
agli artisti inclusi nel catalogo (che oggi raggiunge i 18 milioni
di brani) grazie alla pubblicità: digitato il titolo di una
canzone o di un artista, l’ascolto è libero, salvo trenta
secondi di spot che seguono l’ascolto di una manciata di canzoni.
Gli artisti sono pagati a seconda della popolarità e,
quindi, del traffico che generano, e a soli tre anni dal lancio,
Spotify aveva già pagato oltre 500 milioni di dollari alle
case discografiche.

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