State of the World 2005: per evitare un “11 settembre” mondiale

La pace attraverso l’ecologia. E’ il rapporto pi

La sicurezza nel mondo… Si possono bombardare gli “stati
canaglia”. Si possono estirpare i terroristi. Li si può
minacciare con armi sempre più tremende. Si possono stanare
con le nuove bombe atomiche di profondità che trapanano la
crosta terrestre per scoppiare proprio nel bunker di Osama Bin
Laden.

Oppure, si possono cercare le cause del terrore. Alle
radici
.

Lo fa quest’anno il Worldwatch Institute, il più
autorevole osservatorio sui trend ambientali del pianeta, i cui
trent’anni di lavoro hanno segnato una svolta nell’analisi e nella
comunicazione ambientale.

Povertà, malattie,
crisi ambientali
, ecco il vero “asse del
male”, questo è ciò che il Worldwatch Institute
segnala nel suo rapporto annuale
State of the World 2005
, indicando la strada per un
nuovo approccio alla
sicurezza globale
.

Gli atti terroristici e le reazioni sono solo i sintomi dei
problemi alla base dell’insicurezza globale. La guerra al
terrorismo sta distraendo la nostra attenzione dalle vere cause
dell’instabilità.

“La povertà, la malattia e la crisi ambientale sono il
vero asse del male” afferma Christopher Flavin, Presidente del
Worldwatch Institute. “Se tali minacce non vengono identificate e
affrontate, il mondo rischia di ritrovarsi improvvisamente
aggredito dalle nuove forze dell’instabilità, esattamente
come gli Stati Uniti furono colti di sorpresa dall’attacco
terroristico dell’11 settembre.”

Nella sua prefazione a
State of the World 2005
, l’ex premier sovietico
Mikhail Gorbachev richiama la necessità di una “Glasnost
globale: apertura, trasparenza e dialogo pubblico…” e di una
“politica dell’impegno preventivo… per vincere in modo
sostenibile e non violento le
sfide
poste dalla povertà, dalla malattia, dal
degrado ambientale e dal conflitto.”

Tra i diversi e destabilizzanti fattori,
State of the World 2005
mette in evidenza questi
elementi cruciali per la possibilità di costruire un mondo
di pace:

Petrolio: la dipendenza dal petrolio
porta con sé enormi costi e rischi. Alimenta i contrasti
geopolitici, le guerre civili e le violazioni dei diritti umani. La
sicurezza economica dei paesi fornitori e dei paesi acquirenti
è messa a rischio dalle impennate del prezzo e dalle
oscillazioni degli approvvigionamenti. E il ruolo del petrolio nel
compromettere la stabilità del clima pone una grave minaccia
alla sicurezza dell’umanità.

Acqua: gli accordi sull’acqua hanno
fatto sì che tra paesi vicini prevalga la cooperazione,
anziché il conflitto. Ma all’interno delle nazioni le
carenze idriche alimentano violenti conflitti. Nel mondo, 434
milioni di persone fanno i conti con la scarsità d’acqua.
L’insufficiente accesso a questa risorsa costringe all’abbandono
dei campi e innesca conflitti.

Cibo: nel mondo quasi due miliardi
di persone soffrono di una cronica carenza di nutrienti. La
sicurezza alimentare è messa a rischio da fattori come la
disponibilità d’acqua, la distribuzione delle terre, la
povertà e il degrado ambientale. Tra le principali minacce
alla sicurezza alimentare ci sono: il cambiamento climatico, la
perdita di biodiversità animale e vegetale, l’insorgere di
malattie legate al cibo e il bioterrorismo alimentare.

Malattie infettive: diverse malattie
conosciute sono riemerse o si sono diffuse in aree prima immuni e
molte altre nuove infezioni sono state identificate negli ultimi
tre decenni. L’HIV/AIDS è diventato uno dei maggiori killer:
si stima che tra 34 e 46 milioni di persone siano stati infettati
dal virus. Le nazioni meno sviluppate sono quelle più
colpite dalla pandemia. Nell’Africa sub sahariana la malattia sta
devastando gli operatori della scuola, indebolendo gli eserciti e
minando la stabilità politica.

Disoccupazione giovanile: oggi in
più di cento nazioni in via di sviluppo la popolazione di
età compresa tra 15 e 29 anni costituisce oltre il 40% del
totale. Le opportunità di lavoro sono particolarmente
limitate in Medio Oriente e nell’Africa sub sahariana, dove tra il
21 e il 26% dei giovani sono disoccupati. A livello mondiale, gli
oltre 200 milioni di giovani che sono senza lavoro o non guadagnano
abbastanza per sostenere una famiglia possono costituire un fattore
di destabilizzazione se il malcontento li spinge verso il crimine,
verso i movimenti insurrezionalisti e gruppi estremisti.

Per affrontare queste sfide alla sicurezza globale,
State of the World 2005
propone:

Rafforzare ed estendere la cooperazione
internazionale
Deve essere ampliato il numero dei
membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite al
fine di renderlo maggiormente rappresentativo degli odierni
equilibri mondiali. La capacità delle Nazioni Unite di
rispondere efficacemente a ciò che minaccia la pace e la
sicurezza globali – povertà, malattie, degrado ambientale –
deve essere rafforzata. Le istituzioni dell’ONU e gli altri
strumenti della governance globale devono essere riprogettati per
essere meglio in grado di utilizzare le energie che provengono
dalla società civile.

Finanziare e sostenere gli obiettivi
individuati dai Millennium Develpment Goals
(MDG,
Obiettivi di Sviluppo del Millennio) e dal World Summit on
Sustainable Development (WSSD, Summit Mondiale sullo Sviluppo
Sostenibile)
Nel 2000, i membri delle Nazioni Unite si sono accordati per
ridurre in modo significativo, entro il 2015, la povertà, le
malattie e le ineguaglianze. Questi obiettivi sono stati integrati,
due anni dopo, da una serie di obiettivi di sviluppo sostenibile
adottati al WSSD di Johannesburg. Se si fossero spostati verso
l’assistenza allo sviluppo appena il 7,4% dei budget militari dei
paesi donatori, si sarebbero trovati quei 50 miliardi di dollari
l’anno che secondo gli analisti internazionali sono necessari al
raggiungimento dei MDG.

Rafforzare la pacificazione attraverso
l’ambiente
I governi devono fare tesoro delle nuove
iniziative congiunte sui temi ambientali, tra cui i “parchi della
pace”, la gestione congiunta dei bacini fluviali, gli accordi
marittimi regionali, i programmi comuni di monitoraggio ambientale.
Si tratta di azioni che contribuiscono a promuovere la cooperazione
anche tra parti tradizionalmente avversarie.
Via via che tali iniziative si diffonderanno, si attenueranno le
tensioni internazionali, con grandi vantaggi per l’ambiente.


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