State of the World 2006: Cina e India fanno paura

Una grave minaccia ma anche una grossa opportunit

Washington D.C. ? La sensazionale crescita economica di Cina e
India rappresenta .. Le scelte che questi paesi compiranno nei
prossimi anni potranno condurre il pianeta verso un futuro di
crescente instabilità ecologica e politica oppure indicare
un percorso di sviluppo basato su tecnologie efficienti e su una
migliore gestione delle risorse. Questo è in estrema sintesi
ciò che emerge dalle analisi che il Worldwatch Institute
presenta nel suo rapporto State of the World 2006.

Il rapporto è appena stato presentato alla stampa
mondiale. L?edizione italiana di State of the World 2006, curata
come di consueto da Gianfranco Bologna (direttore scientifico di
WWF Italia) per Edizioni Ambiente, uscirà a metà
marzo.

“La crescita della domanda di energia, cibo e materie prime da
parte di 2,5 miliardi di cinesi e indiani sta già provocando
effetti a catena in tutto il mondo”, sostiene il presidente del
Worldwatch Institute, Christopher Flavin. “E i livelli record di
consumo negli Stati Uniti e in Europa lasciano poco spazio alla
crescita asiatica”. La pressione sulle risorse globali che ne
consegue è già evidente negli scontri provocati in
Indonesia dall’aumento del prezzo del petrolio, nel crescente
sfruttamento delle foreste e delle risorse ittiche in Brasile e
nella diminuzione di posti di lavoro nell’industria in America
centrale.

Il consumo di cereali degli Stati Uniti, rivela il rapporto,
supera di tre volte quello della Cina e di cinque volte quello
dell’India. Le emissioni di anidride carbonica degli USA sono sei
volte quelle della Cina e 20 volte quelle dell’India. Se questi due
paesi consumassero risorse e producessero inquinamento ai livelli
procapite attuali degli Stati Uniti, sarebbero necessari due
pianeti come la Terra solo per sostenere queste due economie.

“In Cina e in India è sempre più diffusa la
convinzione che i modelli di crescita economica basati sullo
sfruttamento intensivo delle risorse non possano funzionare nel XXI
secolo”, afferma Flavin. “Già adesso, l’industria cinese del
solare, all’avanguardia nel mondo, fornisce acqua calda a 35
milioni di edifici, mentre in India un utilizzo pionieristico del
recupero delle acque piovane assicura rifornimenti idrici a decine
di migliaia di case. La Cina e l’India sono nella posizione di
poter scavalcare le attuali potenze industriali e di assumere, nei
prossimi anni, un ruolo di guida per il mondo verso un’energia e
un’agricoltura sostenibili.”

Nel 2005, la Cina da sola ha consumato il 26% dell’acciaio
mondiale, il 32% del riso e il 47% del cemento. Sebbene il consumo
procapite di risorse in Cina e in India sia ancora a livelli
modesti, l’enorme concentrazione demografica sta proiettando i due
paesi ai livelli di Stati Uniti ed Europa in termini di pressione
sugli ecosistemi mondiali, pressione che, secondo il rapporto,
è destinata a superare di gran lunga quella degli altri
paesi.

L’esplosione che nel novembre 2005 ha riversato tonnellate di
benzene nel fiume Songhua, nella Cina settentrionale, costringendo
la città di Harbin a chiudere per quattro giorni
l’acquedotto, è un esempio delle enormi sfide ecologiche che
oggi l’Asia deve affrontare. La fuoriuscita di benzene ha provocato
le dimissioni della principale autorità del paese in campo
ambientale, Xie Zhenhua, che ha firmato la prefazione a State of
the World 2006 poco prima del disastro ecologico. Ma Cina e India
devono affrontare anche altre difficoltà…

Ma Cina e India devono affrontare anche altre
difficoltà…

– la Cina dispone solo dell’8% dell’acqua dolce
presente sul pianeta, ma deve soddisfare i bisogni del 22% della
popolazione mondiale. Si prevede che entro il 2025 in India la
domanda idrica nelle città possa raddoppiare e quella
nell’industria triplicare.
– Il consumo di petrolio in India è raddoppiato rispetto al
1992, mentre la Cina, che a metà degli anni 90 registrava un
consumo prossimo ai livelli di autosufficienza, nel 2004 è
diventata il secondo importatore mondiale di petrolio. Oggi, le
compagnie petrolifere cinesi e indiane cercano petrolio in altri
paesi, come il Sudan o il Venezuela, ed entrambe le nazioni hanno
iniziato a sviluppare quelle che sono destinate a diventare due
delle più grandi industrie automobilistiche del mondo.
– quelli di Cina e India sono oggi i soli grandi sistemi energetici
al mondo dominati dal carbone, dal momento che questo combustibile
fornisce due terzi dell’energia in Cina e il 50% in India. Pertanto
i due paesi avranno un ruolo centrale negli sforzi futuri tesi a
frenare il cambiamento climatico globale: la Cina è
già al secondo posto mondiale nell’emissione di anidride
carbonica, mentre l’India è al quarto.
– se in Cina il consumo procapite di cereali raddoppiasse
raggiungendo i livelli europei, questo paese avrebbe bisogno da
solo di quasi il 40% della produzione cerealicola globale.
Già oggi, le crescenti importazioni cinesi di cereali, semi
di soia e prodotti del legno esercitano una forte pressione sulla
biodiversità in Sudamerica e nel Sudest asiatico.

Queste tendenze hanno portato alcuni autorevoli esponenti
politici cinesi e indiani a chiedersi se i due paesi stiano
percorrendo la strada giusta. Nel volume si riporta un discorso di
Zjeng Bijian, in cui il responsabile della riforma economica cinese
invoca “un nuovo percorso basato sulla tecnologia, il consumo
limitato di risorse naturali, il basso inquinamento ambientale e
l’allocazione ottimale delle risorse umane”. Nella prefazione a
questo libro, Sunita Narain, rappresentante dell’ India’s Centre
for Science and Environment (il Centro indiano per la scienza e
l’ambiente) scrive: “Il sud, vale a dire l’India, la Cina e i paesi
limitrofi, non ha altra scelta se non quella di ridisegnare il
proprio percorso di sviluppo”.

Il rapporto rileva che Cina e India stanno già
beneficiando dello scambio di idee che coinvolge il sud del mondo,
come è avvenuto nel caso dei biocombustibili o dei sistemi
di trasporto rapido. Il recente impegno dei due paesi per dare vita
a una grande industria dell?energia solare ed eolica potrà
rappresentare una base per il lancio di nuove tecnologie
accessibili anche ai paesi in via di sviluppo. Tra le iniziative di
successo intraprese seguendo nuovi approcci ricordiamo:

– nel 2005 entrambi i paesi si sono impegnati ad
accelerare lo sviluppo di nuove fonti energetiche. L’India
cercherà di incrementare la quota di energia rinnovabile
passando dal 5% al 20-25%, mentre l’ambiziosa legge cinese sulle
rinnovabili rappresenta una buona occasione per dare impulso
all’energia eolica, ai biocombustibili e ad altre nuove opzioni
energetiche.
– Per garantire la mobilità di massa a oltre un miliardo di
persone senza distogliere risorse necessarie ad altri bisogni, il
ministro cinese delle Infrastrutture ha recentemente proclamato il
trasporto pubblico una priorità nazionale e ha promosso lo
sviluppo del Bus Rapid Transit (BTR).
– In India, dove il 43% annuo delle precipitazioni piovose e nevose
non raggiunge i fiumi e le falde, le Ong hanno sperimentato il
water harvesting (raccolta d’acqua), utilizzando tecnologie
semplici per raccogliere e conservare l’acqua prima piovana. A
Chennai, la quarta città della Cina, circa 70.000 edifici
adottano la raccolta d’acqua.
– Nel 2004 la Cina ha introdotto nuovi standard sul consumo di
carburante per le auto basati sui limiti europei e molto più
severi di quelli degli Stati Uniti. L’impegno della Cina verso il
risparmio energetico risulta anche dal fatto che questo paese
è al primo posto al mondo nella produzione e
nell’installazione di lampadine fluorescenti compatte.
– Negli ultimi anni l’India ha attuato con successo programmi di
promozione del biodiesel su piccola scala a 100 villaggi, nella
speranza di generare entrate per le comunità rurali depresse
e portando al tempo stesso energia alle reti elettriche locali e ai
sistemi di irrigazione.
– Nel 2004, nuove leggi hanno dato alle organizzazioni non
governative cinesi (Ong) una posizione legale più forte
nell’elaborazione delle politiche. Oggi in Cina si registrano oltre
2000 Ong impegnate in campo ambientale, un settore che solo negli
anni 90 era ancora allo stato embrionale.

Il rapporto richiama la necessità di una maggiore
cooperazione tra Cina, India, Europa e Stati Uniti per sviluppare
nuovi sistemi agricoli ed energetici, per massimizzare l’efficienza
delle risorse e per accrescere la partecipazione all’elaborazione
delle politiche in Cina e in India. Una strada è quella di
intensificare gli scambi culturali e professionali. Ma è
anche indispensabile che Cina e India entrino a far parte degli
organismi internazionali più importanti, come il G-8 e
l’International Energy Agency.

“L’emergere di Cina e India è una segnale che dovrebbe
rendere consapevoli gli Stati Uniti e il resto del mondo della
necessità di un forte impegno per la costruzione di economie
sostenibili”, conclude il rapporto. “Considerare questo enorme
spostamento della geopolitica globale come un’opportunità
invece che una minaccia è il modo migliore per garantire un
XXI secolo di pace e di stabilità”.

State of the World 2006: trend principali.

CINA E INDIA
– L’India ha già la quarta industria mondiale nel campo
delle tecnologie per l?energia eolica, mentre Cina e India sono
rispettivamente al terzo e quarto posto nella produzione di
etanolo. Entrambi i paesi hanno un territorio ricco di fonti
diverse di energia rinnovabile in grado di attirare gli
investimenti nazionali ed esteri.
– Nel complesso, Stati Uniti, Europa, Giappone, Cina e India
sfruttano il 75% della “biocapacità” della Terra, lasciando
solo il 25% al resto del mondo.
– In media, il cittadino cinese ha un’impronta ecologica di 1,6
ettari globali, mentre in India l’impronta ecologica procapite
è di 0,8 ettari. Per contro, negli Stati Uniti il cittadino
medio ha un’impronta pari a 9,7 ettari e tra il 1992 e il 2002 tale
impronta è cresciuta del 21%.

L’INDUSTRIA GLOBALE DELLA CARNE
– Nel 2004, sono stati prodotti nel mondo circa 258 milioni di
tonnellate di carne, il 2% in più rispetto al 2003. La
produzione mondiale di carne è cinque volte quella del 1950
e oltre il doppio rispetto ai livelli degli anni 70.
– L’aumento più rapido del consumo di carne si registra nei
paesi in via di sviluppo, dove oggi una persona consuma mediamente
quasi 30 kg di carne all’anno. Nei paesi industrializzati il
consumo procapite è di circa 80 kg l’anno.
– Quello intensivo è ormai il sistema di allevamento in
più rapida espansione. Oggi dai sistemi industriali
derivano, a livello mondiale, il 74% dei prodotti di origine
avicola, del 50% di quelli di origine suina, del 43% della
produzione di manzo e del 68% di quella di uova.

ECOSISTEMI DI ACQUA DOLCE
– Nel mondo, almeno la metà dei suoli compresi in un terzo
dei 106 principali bacini idrografici è stata convertita a
usi agricoli o urbano-industriali.
– Per soddisfare il fabbisogno idrico degli 1,7 miliardi di persone
che dovrebbero aggiungersi alla popolazione mondiale entro il 2030,
occorrerebbero 2040 chilometri cubi d?acqua all?anno, vale a dire
24 volte la portata annua del Nilo.

BIOCOMBUSTIBILI
– Nel 2004, etanolo e biodiesel hanno fornito insieme il 2% del
carburante utilizzato per i trasporti a livello mondiale. Dal 2000
la produzione globale di etanolo è più che
raddoppiata, mentre quella di biodiesel è triplicata. La
produzione di petrolio, invece, dal 2000 a oggi è aumentata
solo del 7%
– In teoria, il mondo potrebbe produrre biomassa sufficiente a
soddisfare completamente la domanda mondiale di carburante per i
trasporti prevista per il 2050.
– I principali produttori (Brasile, USA, Unione Europea e Cina)
prevedono di raddoppiare la produzione di biocombustibili entro i
prossimi 15 anni.

NANOTECNOLOGIE
– Si prevede che entro il 2014 il valore dei prodotti che sfruttano
le nanotecnologie raggiunga i 2600 miliardi di dollari (il 15%
della produzione industriale globale), pari a 10 volte il valore
dell’industria biotecnologica ed equivalente alla somma delle
industrie dell’informatica e delle telecomunicazioni.
– Più di 720 prodotti contenenti nanoparticelle, senza
etichetta e senza controlli, sono disponibili sul mercato e
migliaia sono in fase di produzione, mentre restano incerti e
imprevedibili gli effetti delle nanoparticelle sulla salute umana e
sull’ambiente.

LA CIRCOLAZIONE GLOBALE DEL MERCURIO
– La combustione del carbone è responsabile di due terzi
delle 2000 tonnellate di emissioni antropogeniche di mercurio che
ogni anno vengono rilasciate nell’atmosfera.
– L’80% dell?impiego di mercurio nel mondo avviene nei paesi in via
di sviluppo, soprattutto in Asia orientale, che si trova in cima
all’elenco con 1032 tonnellate, seguita dall’Asia meridionale con
634 tonnellate. La Cina e l’India continuano a rappresentare da
sole quasi il 50% della domanda mondiale di mercurio.

I DISASTRI NATURALI
– Nel complesso, nel 2004 le perdite economiche dovute ai disastri
naturali sono ammontate a 145 miliardi di dollari, due terzi delle
quali attribuite alle manifestazione atmosferiche (uragani,
tempeste) e un terzo a eventi geologici, tra cui lo tsunami che ha
devastato l’Asia meridionale.
– Nel mondo, una quota sproporzionata di popolazioni povere vive
nelle zone esposte ai disastri: i paesi con un basso indice di
sviluppo umano registrano il 53% delle vittime delle
calamità naturali, anche se ospitano solo l’11% della
popolazione mondiale esposta alle catastrofi naturali.

COMMERCIO E SVILUPPO SOSTENIBILE
– I paesi dell’OCSE forniscono incentivi ai porpri settori agricoli
per la somma di 300 miliardi di dollari l’anno, molti dei quali
finiscono per incoraggiare l’abuso di sostanze chimiche e la
coltivazione di terre poco fertili.
– Alla fine del 2005 entreranno in vigore 300 accordi regionali sul
commercio. Questi accordi, quando sono stipulati tra paesi in via
di sviluppo contengono poche clausole ambientali o non ne
contengono affatto.

L?AMBIENTE NELLA SOCIETA’ CINESE
– Il decimo Piano Quinquennale cinese è il più
“verde” della storia, dato che prevede uno stanziamento di 85
miliardi di dollari per gli obiettivi ambientali. Questi traguardi
sono stati quasi raggiunti.
– Oggi la Cina registra almeno 2000 Ong ambientali indipendenti e
nel paese si contano oltre 200 gruppi universitari verdi.

TRASFORMARE LE SOCIETA’ MULTINAZIONALI
– Ad oggi le società transnazionali sono più di
69.000 e contano oltre 690.000 filiali estere.
– Nel 2004 gli investitori hanno rivolto alle corporations
americane 327 contestazioni su tematiche sociali o ambientali, vale
a dire il 22% in più rispetto all’anno precedente. Gli
azionisti ne hanno poi ritirate 81 dopo che le società hanno
accettato di affrontare le questioni sollevate, che andavano dal
benessere degli animali al cambiamento climatico, ai finanziamenti
politici e alle condizioni di lavoro.

Iride Baldo

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