State of the World 2013. Nasce la “sosteniblablablà”

Svuotata dal suo significato, ignorata e abusata. A circa vent’anni dalla nascita del termine “sostenibilità”, il Worldwatch Institute si chiede se sia ancora possibile lo sviluppo sostenibile.

Redatto e tradotto in Italia dal Wwf, con il coordinamento
scientifico di Gianfranco Bologna, l’edizione 2013 dello “State of the World” cerca
di ridare un senso al termine “sostenibilità”, per superarne
l’accezione di strumento di marketing, che oggi sembra avere preso
il sopravvento.

Michael Renner, coordinatore scientifico del Worldwatch Institute,
il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui
trend ambientali, utilizza per l’occasione il termine
“sosteniblablablà”: oggi la parola
“sostenibile” pare aver perso il suo vero significato, quello
coniato durante la Conferenza di Rio del 1992.

Come dimostrano moltissimi prodotti e attività che
promettono di essere “green” o “eco”, sembra invece che il
mondo politico, economico e culturale, stiano ignorando
i
segnali che il pianeta sta lanciando, dimenticando la strada verso
un futuro realmente sostenibile.

I cambiamenti climatici sono drammaticamente sotto gli
occhi di tutti
, i dati scientifici rafforzano ogni giorno
l’allarme e cresce l’attesa del nuovo rapporto dell’IPCC sui
cambiamenti climatici (entro il 26 settembre, ndr.) – ha dichiarato
Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia e da 26
anni curatore dell’edizione italiana dello State of the World.

“Il rapporto fa un bilancio – continua Bologna -, sobrio e
misurabile scientificamente, chiarendo ai lettori il punto in cui
siamo: servono cambiamenti politici, tecnologici, culturali,
enormemente più grandi di quelli che abbiamo visto finora ed
enormemente più urgenti, perché la
sostenibilità è ancora possibile, ma solo con una
nuova cultura e una nuova economia, e dobbiamo realizzarle
adesso”.

È comunque evidente che la diffusione del termine rifletta
una maggiore consapevolezza della situazione ambientale che ci
troviamo ad affrontare. È sempre più urgente
conciliare crescita economica e demografica con i principi della
sostenibilità, per ridurre quanto più possibile i
danni al nostro pianeta.

Michael Renner rimane comunque fiducioso anche se
sottolinea fermamente che: “Non è più tempo di
giocare in difesa, chiedendo la riduzione delle emissioni globali
di carbonio, per limitare le sostanze chimiche e la perdita delle
foreste. Dobbiamo trasformare il paradigma economico e culturale
incentrato sulla crescita continua in un unico eco-centrismo che
rispetti i confini planetari, per invertire la rapida
trasformazione della Terra e contribuire a creare un futuro
realmente sostenibile”.

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