In fumo i piani nucleari. Le reazioni

Secondo quanto pare ormai sicuro, il governo presenta un emendamento al decreto omnibus che abroga le norme sulla realizzazione di centrali nucleari in Italia (al voto in Senato mercoledì 20…

Secondo quanto pare ormai sicuro, il governo presenta un
emendamento al decreto omnibus che abroga le norme sulla
realizzazione di centrali nucleari in Italia (al voto in Senato
mercoledì 20 aprile), superando l’ipotesi di una semplice
moratoria. E rendendo inutile la celebrazione del referendum sul
nucleare. La mossa ha inizialmente sollevato la diffidenza
dell’opposizione. Il parlamento chiederà comunque che il
governo riferisca sulla politica energetica.

Secondo una nota di Palazzo Chigi, “con l’emendamento viene
affidato al Consiglio dei Ministri la definizione di una nuova
Strategia energetica nazionale. La Strategia terrà conto delle
indicazioni stabilite dall’Ue e dai competenti organismi
internazionali; e, prima di essere approvata definitivamente dal
Consiglio dei Ministri, sarà sottoposta all’esame della
conferenza Stato-Regioni e delle competenti Commissioni
parlamentari”.

Le reazioni

“La tragedia di Fukushima impone una riflessione economica e
non solo. Ora, è ipotizzabile il ricorso agli Eurobond per
finanziare le fonti rinnovabili e la ricerca di energie
alternative”

Giulio Tremonti, ministro
dell’Economia, all’Europarlamento

“Il governo con ogni evidenza scappa dalle sue stesse
decisioni. Credo che questa sia in ogni caso una vittoria nostra,
di chi ben prima del Giappone ha messo in luce l’assurdità del
piano nucleare così come l’aveva concepito il governo. Ora,
bisogna uscire dall’ambiguità”

Pier Luigi Bersani, segretario del
PD

“La ricerca sul nucleare procede in modo indipendente dalle
scelte del Paese. Il nucleare è un ambito che va studiato e
approfondito, anche perché siamo comunque circondati da
centrali di altri Paesi”.

Stefania Prestigiacomo, ministro
dell’Ambiente

“Niente truffe, si abroghi la legge e basta. Se il governo
avesse deciso di rinunciare al nucleare non potremmo che essere
felici. Invece con questo emendamento si dice soltanto che si
posticipa l’individuazione delle località in cui realizzare le
centrali. Non giochiamo a fare i furbi. È evidente che
l’esecutivo ha capito che la partita referendaria è persa e la
vuole far finire prima del tempo. L’esecutivo tenta in realtà
di disinnescare la mina dei referendum, perché si teme che il
referendum sul nucleare trascini con sé anche quello, ben
più temuto dal premier, sul legittimo impedimento”

Antonio Di Pietro,
Idv

“Le catastrofi nucleari di Cernobyl e Fukushima ci hanno
brutalmente aperto gli occhi sui rischi legali all’energia
atomica”

Micheline Calmy-Rey, presidente della
Confederazione Svizzera


“La strategia è perfettamente in linea con quelle di
grandi Paesi come Germania, Stati Uniti, Giappone, Russia che, alla
luce del disastro di Fukushima, stanno riprogrammando le proprie
strategie. Scelte così importanti per il nostro futuro non
possono essere fatte sulla base di ondate emotive o di
strumentalizzazioni politiche. Bisogna invece procedere sulla base
di linee razionali, forti e condivise anche a livello comunitario.
Per questo è adesso importante andare avanti e guardare al
futuro, impiegando le migliori tecnologie disponibili sul mercato
per la produzione di energia pulita”.

Paolo Romani, ministro dello Sviluppo
Economico

“Il Governo vigliaccamente toglie la parola agli elettori sul
referendum”.
Roberto Della Seta, Francesco Ferrante –
senatori Pd, responsabili aree ambiente e
energia

“Oggi l’Italia esce dal nucleare e siamo orgogliosi che ciò
avvenga sul recepimento di un nostro emendamento. E c’è
qualcuno nel governo che sarà contento di tirarsi fuori da
questo pasticcio”.
Francesco Rutelli, leader di
Api

“Il disastro a Fukushima ha denudato la propaganda nucleare, ma chi
è sempre stato contrario al ritorno al nucleare sa bene che si
tratta di una scelta vecchia, sbagliata, impopolare e antieconomica
per l’Italia”.
Ermete Realacci, responsabile green
economy del Pd

“Troppa improvvisazione, che non fa bene all’economia, allo
sviluppo, all’occupazione. Ma ora, nel piano straordinario
dell’efficienza energetica presentato da Confindustria, gli effetti
delle misure previste produrrebbero da qui al 2020 sul sistema
Paese un aumento di produzione pari a 238 miliardi di euro e un
aumento occupazionale di 1.600.00 posti di lavoro in dieci anni.
L’impatto complessivo sul sistema Paese sarebbe di oltre 14 mld di
euro. Noi condividiamo queste indicazioni siamo pronti al confronto
perché l’Italia ha bisogno di una nuova politica
energetica”
Antonio Filippi, responsabile energia
della Cgil nazionale

“Credo sia urgente fare quanto prima il punto sulla politica
energetica del governo e della maggioranza. La decisione di dare
uno stop (che sembra essere definitivo) alla realizzazione di
centrali nucleari nel nostro paese e le voci sempre piu’ insistenti
relative ai contenuti del nuovo decreto interministeriale sulle
energie rinnovabili, con cui, sembra, non verrebbero recepite le
indicazioni contenute nella mozione del 5 marzo 2011, approvata
all’unanimità dalla Camera dei Deputati, rappresentano ,
infatti, due questioni troppo rilevanti per non essere approfondite
e discusse all’interno della maggioranza. Assumere una decisione
sotto l’emotività determinata da quanto accaduto in Giappone
non rappresenta un corretto esercizio della responsabilità.
Oltretutto sembra ancora più incomprensibile la decisione che
si sta profilando sul decreto relativo alle energie rinnovabili,
che, se confermato, in pratica affosserebbe tutto il settore
solare”.
Fabio Gava, parlamentare del Pdl, capo
gruppo in X Commissione per le Attivita’ Produttive


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