Svelati in America due segreti vecchi di milioni e miliardi di anni

Quando ha avuto inizio la vita e quali sono state le prime creature a lasciare l’acqua per affrontare la terra sono i due misteri oggi chiariti, grazie agli sforzi di due ricercatori statunitensi.

Dalla prestigiosa Università della California Los Angeles
arrivano le ultime notizie, sull’origine biologica di quelli che si
candidano realisticamente come i fossili più antichi del
mondo, vecchi di tre miliardi e mezzo di anni.

Il paleobiologo J. William Schopf, responsabile della ricerca, ha
utilizzato un nuovo sistema di spettroscopia laser che consente di
realizzare una “mappa molecolare” dell’oggetto osservato,
osservando le rocce al loro interno per individuare i materiali che
le compongono.

Si tratta di una tecnica non distruttiva e particolarmente adatta a
individuare la presenza del carbonio, che contraddistingue la
materia vivente. Le analisi hanno dimostrato, che gli antichissimi
fossili contengono materia organica, molto probabilmente
microbi.

Altrettanto affascinante – e rivolta a tempi molto più
recenti, dato che parliamo di “soli” 400 milioni di anni fa-
è la scoperta fatta da Steven Porter della Johns Hopkins
University, che analizzando la composizione di un’antica pianta
fossile e paragonandola con la vegetazione attuale è
riuscito ad identificare quello che probabilmente è stato
uno dei primi organismi viventi ad affrontare la vita sulla
terraferma.

E questo rende ancor più notevole il fatto che Porter – che
presenterà i risultati delle sue ricerche alla Geophysical
Society of America – non sia un cattedratico ma uno studente
universitario.

E’ stata la passione che l’ha spinto a dedicarsi alla biologia
molecolare, e poi a chiedere l’aiuto di Hope Jahren, una giovane
assistente alla facoltà di geologia, per studiare a fondo
l’elusiva pianticella fossile – grande come una moneta da 10
centesimi di dollaro – arrivando a identificarla come un
lichene.

La sua scoperta, utile per identificare la strategia biologica agli
inizi della vita, insomma per capire meglio come siamo passati
dalla terra sterile a ciò che ci circonda oggi, ha
già ottenuto nei giorni scorsi un primo riconoscimento da
parte della Johns Hopkins University.

Abigaille Barneschi

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