Svizzera – Italia: 2 a 0

Due provvedimenti adottati in Svizzera questo week-end fanno purtroppo risaltare le lacune di leggi e regolamenti italiani su: assistenza agli anziani e metodi d’allevamento degli animali.

Un ampio studio condotto in tutti i Cantoni della Confederazione
Elvetica ha riscontrato carenze alimentari nella popolazione
anziana, in particolare tra gli ultra-75enni, specie nei valori di
proteine, vitamine e sali minerali. Ciò è
probabilmente dovuto alla contrazione della varietà dei cibi
assimilati dagli anziani che tendono a insistere su scelte
abituali, e all’uso di piatti preconfezionati e precotti,
tendenzialmente più morbidi e meno faticosi da preparare
degli omologhi crudi.
È quindi stato deciso che anche le consulenze alimentari e
le visite specialistiche dietologiche per le persone oltre
l’età pensionabile saranno a carico del servizio sanitario
svizzero.

Da noi in Italia qualcuno ha mai monitorato il problema?

In tutt’altro campo – ma sempre attinente con la sezione
Alimentazione – sta entrando in vigore in Svizzera la nuova legge
per la protezione degli animali. Novità per gli allevamenti:
maiali e vitellini non potranno più essere legati in gabbie
di costrizione a partire dal 1 luglio, quando scadono i termini
transitori “di tolleranza” per l’applicazione delle nuove
disposizioni sulla protezione animali. I vitelli con meno di 4 mesi
di vita, i tori d’allevamento, le mucche e le giovenche in procinto
di partorire dovranno disporre di un’area di riposo munita di
strame. C’è di più. C’era la proposta di
“ammorbidire” il divieto di macellare gli animali con il rito
islamico (che in Svizzera è già vietato per la sua
crudeltà): è stata respinta.

Qui in Italia non solo gli allevamenti sono prigioni di cemento con
gabbie e catene, ma il più grande produttore di carni sta
progettando la più grande porcilaia intensiva d’Europa in
quel di Parma. E quando a febbraio, durante un question-time in
Parlamento, è stato chiesto al ministro Sirchia se la
macellazione islamica degli animali (che comporta un lento
dissanguamento) fosse ancora compatibile con le leggi e la
coscienza degli italiani, il ministro ha risposto alzando le spalle
e richiamandosi al fatto che si tratta di “altre culture” e che
siccome siamo in Europa anche volendo non potremmo proibirla.

Peccato essere così… lontani dalla Svizzera.

Stefano
Carnazzi

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