Tecnologia sul palmo di una mano

I palmari, i cosiddetti Pda, sono la naturale evoluzione dell’agenda elettronica. In pochi centimetri questi comodi dispositivi offrono la potenza di un computer unita alla maneggevolezza del vecchio taccuino.

Funzioni che un tempo venivano svolte singolarmente da una miriade
di dispositivi, oggi trovano alloggio su di un unico apparecchio
per permettere a documenti, fotografie, lettere e canzoni di
viaggiare, sotto forma di bit, da un capo all’altro del Web. Ma se
per alcuni il palm è diventato ormai un insostituibile
strumento di lavoro, per la maggior parte delle persone questo
concentrato di tecnologia riserva ancora molti interrogativi. Come
orientarsi, allora, nella giungla di modelli e promozioni? Come
capire qual è il modello che fa per noi?

L’offerta non manca, anche se spesso le troppe funzioni confondono
più che aiutare il normale acquirente. Così, per
risvegliare gli annoiati sensi degli acquirenti, le aziende
continuano sfornare, ogni giorno, nuovi modelli e se, fino a ieri,
era il telefonino il re degli scaffali, adesso tutti vogliono
qualcosa di più, forse lo strumento perfetto, piccolo,
maneggevole e super accessoriato. Ed ecco che il palmare, da
semplice contenitore di indirizzi e appuntamenti, è ormai
diventato una radio, un lettore Mp3, un registratore vocale e
addirittura una macchina fotografica digitale.

Tutto in uno, compreso nel prezzo. Perché telefonare o
mandare un’e-mail non basta più. La sfida è riuscire
a leggere le ultime notizie, mentre si guida, telefonando ed
ascoltando l’ultimo hit di David Bowie, magari acquistando i
biglietti del cinema. Oltre alle mille meraviglie tecnologiche,
però, un fattore importante da non trascurare è la
solidità dei dispositivi. La tecnologia può fare
grandi cose, ma è anche molto delicata.

Meglio assicurarsi che l’apparecchio, oltre ai tanti tasti colorati
che colpiscono la nostra immaginazione, sia dotato di un
rivestimento in alluminio, magari con una solido struttura capace
di proteggere i chip, le memory card e il display a cristalli
liquidi.

Luca Bernardelli

 

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