Tempi moderni e spirito del dono

I regali di Natale di oggi rischiano di essere più problema che una gioia. Eppure dietro al rito commerciale da rispettare, c’è qualcosa di più profondo.

La bontà del Natale, ai giorni nostri, si traduce
nell’esigenza di comprare regali.
E in questo periodo di vigilia siamo bombardati da una valanga di
messaggi pubblicitari. Un vero e proprio assalto e alla piena
natalizia è molto difficile sottrarsi. Noi naufraghiamo in
questo mare senza neanche accorgercene troppo, canticchiamo jingle
divertenti e acquistiamo, spesso in fretta, secondo indicazioni che
superano le deboli difese della nostra consapevolezza.

La pubblicità! Ancella creativa del “dio mercato”,
fantasiosa, ammiccante e pervasiva segue, senza peso, lo spirito
del tempo e noi, strattonati dalle tante cosa da scegliere e
comprare, la respiriamo e la inglobiamo nel nostro universo
distratto. Compriamo idee più che doni da destinare a
specifiche persone, così se vanno di moda regali utili
saranno di più gli spot sugli oggetti utili (lo saranno poi
veramente?) e noi compreremo di più quell’utilità
facile e forzata, anche perché ce n’è per tutti i
gusti nel rispetto di “budget” e “target” di vario tipo.

I regali di natale
del nostro tempo
spesso sono più problema che
una gioia, ma dietro al rito commerciale c’è qualcosa che
rischiamo di dimenticare. Per comprenderlo bisogna mettere
l’accento sull’atto del donare, cioè sulla relazione fra le
persone e non sull’oggetto da comprare. Nel donare ci dovrebbe
essere qualcosa che unisce chi dona e chi riceve. I regali che ci
facciamo dovrebbero essere visti come uno scambio di messaggi e non
solo di oggetti. C’è nell’oggetto o nell’atto di donare
anche un consiglio che inconsciamente vogliamo dare e che forse non
sappiamo come suggerire. Questo elemento, se presente, vale
più dell’augurio e della tradizione da rispettare.

Intendiamoci, anche i regali di oggi tengono a sottolineare il
legame affettivo (ma anche utilitaristico) fra le persone, ma
rispetto al passato, quando donare era condivisione e incontro,
oggi ci si preoccupa soprattutto di realizzare i desideri
dell’altro in modo anche indipendente dalla relazione. Da qui il
chiedere, di persona o tramite conoscenti, che cosa si vorrebbe
ricevere. Tutto questo produce una sorta di alienazione del
donatore, che è attento a non sbagliare regalo o a non
tradire le attese. In realtà la sua attenzione dovrebbe
essere posta nel trasmettere con il dono un proprio
gusto/consiglio, arricchendo il ricevente di un’altra
dimensione/prospettiva.

La merceologia ha superato la relazione proprio cambiando i
meccanismi di scelta e le motivazioni che stanno alla base del dono
e così il regalo finisce in un area indefinita priva di
soggettività. Chi regala lo fa per vanto o
generosità, chi riceve giudica il valore del dono in modo
egoista, senza confronto e senza ricercarne un significato. Ma
l’atto del donare è autentico quando è intersoggettivo,
sia a livello pratico che psicologico.

Nel dono c’è un messaggio di attenzione
all’altro
e non di utilità. Il regalo è
veramente unico quando contiene qualcosa del donatore che va ad
arricchire, in tutti i sensi, chi riceve il regalo.
Tutti, o quasi, troveremo regali sotto l’albero, molti avranno
quello che volevano, alcuni un’altra cosa che forse gradiranno lo
stesso, ma purtroppo non sono molti quelli che troveranno
ciò che veramente conta in un regalo.

Francesco
Aleo

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