Terapia contro l’obesità

La terapia convenzionale dell’obesità verte sull’associazione di varie forme di trattamento.

Risultati incoraggianti sono stati ottenuti con l’applicazione di
tecniche di modificazione comportamentale, tecniche che devono
tuttavia essere individualizzate, che richiedono personale
specializzato e visite frequenti.

Spesso e in gran parte inconsciamente il medico di medicina
generale manifesta sentimenti negativi nei riguardi del soggetto
obeso che non riesce a perdere peso o che riprende il peso perduto;
tende ad instaurare un senso di colpa che interrompe la relazione
terapeutica, spingendo il paziente a rinunciare o a cercare nuove
soluzioni. E’ facile allora cadere nelle trappole della “Diet
Industry” che strumentalizza i bisogni dei soggetti obesi.

L’esistenza di fattori eziologici, solo in parte noti, porta invece
alla convinzione che il soggetto obeso non è il solo
responsabile del problema e merita rispetto, dignità,
comprensione, empatia, incoraggiamento, tempo e impegno
professionale. Questo atteggiamento è essenziale per il
raggiungimento dell’obbiettivo a lungo termine. E’ tempo di
modificare il presupposto moralistico dei trattamenti che
attribuivano alla sola volontà del paziente la soluzione del
problema.

Il modello psico-biologico-sociale tiene in giusta considerazione
l’importanza dei fattori psico-biologici e di quelli ambientali
dove il soggetto è indifeso se non intervengono supporti
sociali, psico-educativi, cognitivi e professionali.
L’eziopatogenesi, non ancora completamente conosciuta, è
multifattoriale e legata ad una complessità di meccanismi
genetici, metabolici, neuroendocrini, psicologici, ambientali,
sociali e culturali.

Luisa Merati

Articoli correlati