Carl Simonton

Ho conosciuto il dott. Carl Simonton, due anni fa in Europa a causa della malattia di mia madre

Ho conosciuto il dott. Carl Simonton, due anni fa in Europa a causa
della malattia di mia madre. Dopo questo nostro incontro,
così coinvolgente e rivoluzionario nella mia vita, decisi di
seguire il suo corso di formazione.

Forte già di una preparazione sul piano psicologico, non
avrei tuttavia immaginato le scomode rimesse in questione che mi
sarei posta rispetto al rapporto tra terapeuta e paziente, alla
natura dell’empatia e del distacco, alle connessioni tra mente e
corpo, alla forza dell’immaginazione sul sistema immunitario. La
consapevolezza che il cancro è lo stadio visibile ed estremo
di un male di vivere, di conflitti affettivi che hanno deformato la
visione che ognuno ha di se stesso, è stato il punto di
partenza per un mio lavoro personale sugli schemi mentali
all’origine della sofferenza. E così sono diventata una sua
collaboratrice, la sua prima terapeuta di lingua italiana.

Fondatore e direttore di un prestigioso centro medico nei pressi di
Los Angeles, Il Dott. Carl Simonton, radiologo e in oncologo,
è conosciuto a livello mondiale. Considerato un pioniere
negli studi e nelle ricerche in psiconeuroimmunologia, insieme alla
sua “équipe”, dal 1971 al 1978, ha condotto uno studio che
ha dimostrato che un sostegno psicologico migliorava la
qualità della vita dei malati di cancro assicurando loro una
speranza di sopravvivenza doppia o tripla rispetto alla media dei
malati di cancro in USA. Da questo studio e dalle sue ricerche
sulle connessioni mente-corpo, il dott. Simonton ha elaborato un
metodo originale e pratico che parte da un approccio globale alla
malattia. Focalizzandosi sulle connessioni mente-corpo egli
dimostra come lo stress e le emozioni possono contribuire
all’insorgenza e allo sviluppo della malattia e come un
atteggiamento ottimistico e fiducioso, la cura per se stessi, il
desiderio di lottare e di vivere possono favorire la sopravvivenza
e la qualità della vita. Il metodo insegna al paziente
metodi di self-help (rilassamento e visualizzazione, controllo del
dolore) responsabilizzando nel processo della sua salute. Il
metodo, considerato in America il quarto strumento di lotta al
cancro insieme alla chirurgia, la chemioterapia e la radioterapia,
si integra idealmente alle altre terapie ed è già
applicato in Europa da istituti, ospedali e fondazioni e tra poco
-nel mese di novembre- sarà ospite anche a Roma dove
illustrerà il suo metodo.

Marie Noelle Urech

Articoli correlati