The Walkman – Lisbon

Lisbon: La passione per gli strumenti vintage e una voce tesa come una corda di violino.

Gli Walkmen non sono più i ragazzini frenetici e
sbarbatelli dell’esordio. Nei dieci anni di carriera hanno
pubblicato costantemente album di buon livello seguendo un percorso
artistico in continua crescita, fuggendo dalla tentazione di
ripetersi nonostante il successo della fortunata The Rat (2004) e
creando sempre qualcosa di più rifinito e interessante.

A due anni dal precedente You & Me, il gruppo newyorchese si
presenta con 11 tracce varie e ben suonate; una raccolta di indie
rock che passa dalle sfuriate elettriche di Victory e Angela Surf
City alle più tranquille Juveniles, All My Great Designs e
Torch Song, concedendosi arrangiamenti di fiati nell’emozionante
Stranded fino alla ninnananna di While I Shovel The Snow che si
adagia sulla conclusiva Lisbon.

Un disco eterogeneo e scorrevole tenuto insieme dalla voce di
Hamilton Leithauser, vero marchio di fabbrica del gruppo, che si
lancia alta sopra gli strumenti, tesa come la corda di violino (ma
non per questo meno espressiva) anche nei momenti più
rilassati. La loro passione per strumentazioni vintage permette ad
ogni disco (e canzone) di avere un’anima propria e, saltando
così da un organo Farfisa ad uno Story & Clark, da una
chitarra Fender a una Rickenbacker (sempre d’annata), ottengono un
timbro personale che li differenzia da altre miriadi di indie rock
band.

Lisbon è quindi l’ultima felice conferma di un gruppo che
meriterebbe di essere seguito con maggiore attenzione, ascoltare
per credere.

Enrico Pe

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