Torniamo ad arrossire!

Saper arrossire significa recuperare uno dei sentimenti più caldi e “primitivi” del nostro stare al mondo, esprime sincerità.

“I timidi, specie quelli quasi felici o che lo sono stati o che
lo sono perché si sono accontentati, in sincera gratitudine
pur non sapendo a chi mai esprimerla, sono più preparati a
uscire dai diversi palchi dell’esistenza in quanto non vi hanno mai
creduto. Non pensano che i successi conseguiti siano stati poi
così importanti. Sono più preparati, perché
vanno incontro al congedo almeno con un pensiero diuturno. Sono
più avvezzi ad avere una vita meno grama e meno perseguitata
dal demone della sconfitta personale. Non tale in ogni caso
però da generare quella contentezza satolla e quella
sicumera che, se riempie di sé tutta una vita, non
predispone certo a intraprendere una strada schiva. Tanto meno,
quando lo si deve, e si dovrebbero accettare di lasciare ad altri
la scena guardando a come cambiare i propri giorni”.
D. Demetrio, La vita schiva. Il sentimento e le virtù
della timidezza

La pacatezza, la sincera volontà di tenersi in disparte,
il riserbo, la disponibilità ad arrossire – in una parola la
timidezza! – appaiono decisamente desuete in un’epoca in cui il
benessere si identifica sempre di più con la volontà
di potenza, la capacità di farsi largo, la spudoratezza,
scambiata inautenticamente per sincerità,
l’aggressività verbale e fisica.
Educhiamo da subito i nostri giovani alla competitività
esasperata, a non arrossire mai, a interpretare il silenzio solo
come strutturale incapacità di calcare il palcoscenico della
vita come protagonisti.

Di qui, allora, la necessità etica ed esistenziale di
recuperare la dimensione schiva dell’anima, che non significa
evitare, schivare la vita in “carne ed ossa”, farsi da parte per
vigliaccheria o per misconoscimento delle proprie abilità
esistenziali, bensì saper rinominare il mondo all’insegna
del pudore, della “giusta misura”, del farsi spazio per l’altro,
del riconoscimento delle terre sacrali, misteriose e, quindi,
indicibili dell’anima.

Saper arrossire significa recuperare uno dei sentimenti
più caldi e originari del nostro stare al mondo; a maggior
ragione in un orizzonte relazionale come il nostro, dove i
sentimenti sono improntati al più gretto conformismo o sono
gestiti in maniera quasi manageriale, a seconda del contesto
specifico e dell’utile immediato.

I timidi, inoltre, rammentano in ogni momento anche ai
più coraggiosi di noi i limiti costitutivi che da sempre ci
abitano, soprattutto in una società ove la sicurezza
virilmente esibita è non di rado una maschera tragica,
deformante, finalizzata a celare biografie e vissuti insicuri,
fragili, angosciati.

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