Tutti i nuovi prodotti equosolidali

Al Sana di Bologna, svoltasi a metà settembre, tutte le novità sui prodotti biologici ed equosolidali, leggi le nostre impressioni.

Si rafforza il legame fra chi produce biologico, chi
commercializza l’equosolidale. La dimostrazione l’abbiamo avuta al
Sana di Bologna, la più grande fiera del naturale in Italia.
La gamma di prodotti equosolidali garantiti dal marchio TransFair
Fairtrade, a lotta integrata e biologici, a sua volta si
arricchisce di nuove referenze. Come il caffè
monoprovenienza che la cooperativa La Alianza coltiva negli
altopiani del Costarica, o il 100% arabica cresciuto, in Nicaragua
“debajo de la sombra” (sotto l’ombra degli alberi) a 1000-1500
metri e raccolto da Moreno Santos e dagli altri soci di
Prodecoop.

Fra le nuove proposte di Mondovero anche un miele d’altura,
particolarmente puro, che Luis Herrera e i suoi colleghi apicoltori
riuniti nella cooperativa Copiasuro in Guatemala ottengono da api
allevate in zone incontaminate, e lo zucchero di canna integrale
biologico dei 2200 soci di Cepicafè, nella Sierra de Piura
in Perù.

Infine, un esempio importante di produzione di alto profilo
sociale, dalla cooperativa Placido Rizzotto di Corleone: un’ottima
nuova pasta artigianale tipica a marchio Libera Terra: Gianluca
Faraone – presidente della cooperativa – e gli altri soci lavorano
i cento ettari un tempo proprietà del boss della mafia
Totò Riina e di un suo prestanome, terreni confiscati e sui
quali ora si coltiva grano!

In ognuna di queste realtà si privilegia l’unicità
della provenienza territoriale, dando vita a prodotti lavorati in
un’area ben determinata da singole cooperative di agricoltori
secondo il metodo dell’agricoltura biologica e rispettando, come
sempre, l’ambiente, le persone e il loro lavoro. “Creazioni” opera
di persone che condividono il medesimo obiettivo: portare sulle
tavole degli italiani alimenti buoni, genuini, biologici, che
esprimono fino in fondo la tipicità agricola e alimentare
dell’area da cui provengono. E hanno tutti un ingrediente in
più: la dignità.

Stefano
Carnazzi

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