Ue: al via la guerra… dell’acqua

L’Unione Europea attraverso la privatizzazione delle risorse potrebbe gestire le riserve d’acqua dei Paesi pi

Nel giugno scorso il Commissario europeo al Commercio, Pascal Lamy,
aveva inviato a centonove governi, nell’ambito dei negoziati per il
rinnovo dell’accordo GATS, un documento in cui chiedeva una quasi
totale apertura dei mercati nel settore dei servizi, inclusa la
distribuzione dell’acqua. Un accordo che andrebbe a totale
vantaggio delle multinazionali europee, che potranno ricavare
ingenti profitti a fronte di costi limitati e pesanti impatti
ambientali e sociali.

Dei centonove Paesi interpellati, novantaquattro sono classificati
come Paesi in via di sviluppo (Pvs) o economie in via di
transizione. In realtà non si è trattato di una
semplice richiesta, ma in molti casi è stata fatta una forte
opera di pressione: il 17% dei Paesi meno sviluppati ha ricevuto
oltre cinque solleciti.

Tra i paesi a cui l’Ue ha chiesto l’apertura al mercato privato del
servizio idrico, ci sono: il Brasile (3.800 comunità su
5.517 sono servite da compagnie statali e il resto da imprese
municipali), la Bolivia e il Bangladesh. L’Ue in pratica, chiede a
questi paesi di porre fine al monopolio pubblico dell’acqua”.

Antonio Tricarico della Campagna per la riforma della Banca
mondiale ha affermato che “Mentre l’Unione Europea nella sua
offerta di liberalizzazione esclude le forniture d’acqua, allo
stesso tempo chiede la liberalizzazione del settore idrico a paesi
quali la Bolivia, dove rivolte popolari hanno fermato la
privatizzazione dell’acqua?.

I documenti inviati da Lamy (che da oggi sono disponibili
all’indirizzo http://www.gatswatch.org/requests-offers.html), sembra
siano stati a suo tempo negati ai parlamenti nazionali e che alcuni
parlamentari europei abbiano avuto soltanto visione per poche ore
dei testi senza averne copia. Il Commissario europeo al commercio,
Pascal Lamy, venuto a sapere della diffusione pubblica di questi
documenti, ha smentito però la segretezza delle richieste,
affermando che tutta la documentazione era di dominio pubblico
già da tempo.

Questi documenti saranno sicuramente al centro del 1° Forum
alternativo mondiale dell’acqua che si terrà il 21 e 22
marzo a Firenze, e in particolare durante il seminario “L’acqua non
è in vendita” dove verrà proposta una piattaforma
d’azione per fermare la privatizzazione selvaggia sostenuta da
Lamy.

Elisabetta Paje’

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