Umano o non umano

Come distinguere gli esseri umani dalle macchine? La domanda non si riferisce ai cyborg del futuro, ma ai test per evitare “intrusioni meccaniche” nei portali Internet.

Negli Stati Uniti i responsabili dei grandi portali si sono posti
il problema di arrestare l’avanzata di programmi informatici in
grado di invadere gruppi di discussione e chat room, presentandosi
sotto le mentite spoglie di adolescenti in vena di chiacchiere per
promuovere prodotti commerciali o raccogliere informazioni
interessanti per le aziende.

Così, due anni fa gli informatici della Carnegie Mellon
University hanno organizzato un gruppo di lavoro per costruire un
programma in grado di distinguere un essere umano da una macchina.
Alla base del progetto c’è ovviamente il test di Turing, il
gioco ipotizzato proprio a questo scopo negli anni ’50 dal
matematico Alan Turing. Il problema è che nell’ultimo mezzo
secolo la ricerca informatica ha fatto passi da gigante, anche se
non è riuscita ad ottenere i “Robot intelligenti “
ipotizzati all’epoca.

I ricercatori della Carnegie Mellon hanno basato la loro strategia
sui punti deboli dell’intelligenza artificiale, per creare una
serie di rompicapi cognitivi che le macchine non sembrano in grado
di risolvere, anche se sono state proprio loro a produrli. Chi
è interessato a cimentarsi in questa sfida lo può
fare on line nel sito www.captcha.net (acronimo di “Completely
automated public Turing test to tell computers and humans apart”,
traducibile come “test di Turing automatico pubblico per
distinguere gli umani dai computer”).

Uno dei test – attualmente utilizzato da importanti motori di
ricerca nel processo di registrazione – mostra ad esempio una o
più parole deformate o sovrapposte, invitando a
identificarle e digitarle nelle apposite caselle. Altri test
chiedono di riconoscere l’animale ritratto in una foto leggermente
distorta, oppure di comprendere una parola o una sequenza di numeri
letti dal computer con suoni deliberatamente deformati. Tutti
compiti alla portata di qualsiasi essere umano, ma che i programmi
informatici non sembrano in grado di risolvere.

Un dato consolante, anche se l’iniziativa ha dato vita ad una gara
tra ricercatori, che si sforzano di creare nuovi programmi in grado
di superare questi ostacoli: una sfida intellettuale che
fornirà preziose ricadute nel campo della sicurezza civile e
militare. Intanto sono già disponibili nuovi test sempre
più efficaci, come quelli che sfruttano la capacità –
almeno per ora esclusivamente umana – di ricordare lunghe serie di
facce e oggetti.

Abigaille Barneschi

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